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In rosso

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La Borsa italiana è ancora la peggiore dei mercati europei, tutti in rosso, e sono milioni i piccoli azionisti che ogni giorno vedono volatilizzarsi i loro risparmi. E’ probabile che questa crisi prolungata non mancherà di avere effetti anche sulle loro abitudini, inducendoli a tenersi lontani o ad allontanarsi dagli investimenti nel mercato azionario.

L’allarme però sta serpeggiando anche fuori dalla Borsa e leggiamo i pareri di osservatori schiettamente europeisti che si esprimono con toni assai preoccupati sul futuro dell’Ue e dell’euro. Occorre una decisa, veloce e straordinaria assunzione di responsabilità da parte dei governi europei, che devono smetterla di guardare ognuno al proprio giardinetto. Purtroppo, è un dato di fatto che in questi frangenti non vale la pena di rivolgersi al Governo italiano, che da anni sta dando prova di una drammatica incapacità di reagire alle mutate condizioni dei mercati. Neanche le richieste pressanti delle parti sociali (neanche quelle teoricamente più vicine al Governo) sono riuscite a smuovere l’esecutivo dalla paralisi e a indurlo a riforme strutturali: la sua sopravvivenza è affidata all’immobilità. La condizione del nostro Paese somiglia a quella di un minorenne sotto tutela, cui i grandi dicono che fare e come.

Peccato però che nemmeno i ‘grandi’ si stiano dimostrando delle guide illuminate. Assai deludente infatti è stato l’incontro dell’Eliseo tra Merkel e Sarkozy, al punto che si può parlare di un’occasione perduta. E’ difficile infatti accettare di credere che uno dei risultati del vertice possa essere un’iniziativa in retromarcia come l’armonizzazione della tassazione fra le imprese tedesche e francesi.
Forse è vero, come ha detto Sarkozy, che l’eurobond può essere il punto d’arrivo di un processo d’integrazione economica della zona euro e che garantire il debito di tutti senza condizioni sarebbe una risposta ideologica. Ma perché ci sia un punto d’arrivo deve esistere un punto di partenza, e questo è precisamente ciò che è stato escluso.

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