abbonati: Post | Commenti | Email

Lingua dei segni

0 comments

In Italia si sta discutendo sul riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni (LIS) quale lingua non territoriale propria della comunità dei sordi, secondo quanto altresì disposto dalla “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie” adottata dal Consiglio d’Europa nel 1992.
Tuttavia da più parti si vuole considerare la LIS non come “lingua”, bensì come semplice “linguaggio” mimico/gestuale: la differenza è di non poco conto, in quanto come linguaggio si identifica il solo sistema di comunicazione, mentre una lingua si caratterizza per essere la realizzazione concreta del linguaggio stesso ed avere determinate caratteristiche morfologiche, grammaticali, sintattiche e lessicali proprie.
Appare chiaro come la LIS abbia tutte queste prerogative, e sia quindi da ritenere una lingua vera e propria e, in quanto tale, debba essere considerata e trattata.
Il Parlamento europeo si è già espresso con due risoluzioni (GU C 187 del 18.7.1988 e GU C 379 del 7.12.1998) in merito alla tutela e alla promozione delle lingue dei segni all’interno dell’Unione europea; inoltre è in vigore una Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (2006), ratificata anche dall’Italia nel 2009 ed entrata in vigore nell’UE il 22 gennaio 2011, nella quale sono presenti ampi riferimenti al riconoscimento ufficiale delle lingue dei segni (articoli 9, 21, 24, 30).
Alla luce di tutto questo insieme ad altri miei colleghi europarlamentari ho rivolto un’ interrogazione alla Commissione Europea per sapere come la stessa intende agire, in vista anche dell’Atto europeo per l’Accessibilità sostenuto dalla Vicepresidente Reding, per tutelare il diritto delle persone che utilizzano questa lingua a non essere discriminate e ad avere quindi la più ampia libertà di scelta, la salvaguardia dei propri diritti e l’accesso a pari opportunità.
La Commissione, nella sua risposta, ha ribadito che l’Unione mira a combattere qualunque tipo di discriminazione, compresa quella basata sulla disabilità. I linguaggi dei segni, utilizzati da 500.000/1.000.000 di persone nell’Unione, costituiscono un elemento importante del ricco panorama multilingue dell’Unione europea. I progetti destinati a proteggere e promuovere questi linguaggi possono beneficiare, alle stesse condizioni di tutte le altre lingue, di finanziamenti attraverso il programma della Commissione per l’apprendimento permanente.
Almeno tre Stati membri riconoscono i rispettivi linguaggi dei segni nazionali a livello costituzionale: la Finlandia, il cui riconoscimento risale al 1995, il Portogallo (dal 1997) e l’Austria (dal 2005). I linguaggi dei segni hanno inoltre ottenuto uno status ufficiale grazie ad altre misure e leggi in Olanda e nella comunità francofona del Belgio, nonché in Danimarca, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Norvegia, Slovenia, Svezia e Regno Unito.

Segnala questo post anche su:

Leave a Reply

Prossimi appuntamenti

Clicca su Agenda per visualizzare il calendario completo