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Riforme radicali

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Il modello del Friuli Venezia Giulia non regge più il passo del mutamento epocale in corso: o si fanno riforme radicali o saremo travolti. E’ la considerazione che ho condiviso ieri sera durante la direzione regionale del Pd del Friuli Venezia Giulia convocata per affrontare il tema della riforma dell’ordinamento regionale.
Di fronte a una crisi che segna il cambiamento di assetti ed equilibri su scala globale la soluzione non è abbassare la testa e aspettare che passi la nottata, come ha fatto finora il centrodestra, e nemmeno annunciare sforbiciate a effetto prive di un criterio-guida, come sta facendo adesso il presidente Tondo. Oltre a necessarie misure di riduzione dei costi della politica e a specifiche proposte di accorpamento e semplificazione, bisogna ripensare dalle fondamenta l’architettura e la missione della regione e della sua specialità. Dobbiamo essere consapevoli che è finito il tempo delle contrapposizioni territoriali e della moltiplicazione dei centri di spesa, ma soprattutto che si deve aumentare l’efficienza dell’apparato burocratico riducendone drasticamente i costi e che il sistema della rappresentanza politica deve essere adeguato a queste esigenze: solo così ritroveremo competitività e crescita e assicureremo livelli di servizi.
Numerosi e ricchi di contenuti gli interventi di parlamentari, amministratori, consiglieri regionali e dirigenti di partito, che anche nella diversità degli accenti hanno complessivamente evidenziato un accordo sull’urgenza del tema in discussione e sulla bontà del metodo proposto. Da parte mia, ho concluso sottolineando che il Pd del Friuli Venezia Giulia ha la volontà e la forza di impegnarsi in una riforma che pone in discussione tutto l’assetto organizzativo della regione, per metterla in condizione di guidare il cambiamento e non di subirlo. Il lavoro del forum Riforme istituzionali ci ha messo a disposizione il canovaccio di un progetto di ristrutturazione del “sistema regione”, che sarà approfondito e reso pubblico in tempi brevissimi.
L’occasione è stata utile anche per ricordare la scadenza ravvicinata per la consegna delle firme, e per esortare il partito regionale a una mobilitazione ancora più forte e diretta nella campagna referendaria contro il porcellum.

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