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Nucleare/10

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A seguito del nuovo incidente accaduto al sito nucleare francese di Marcoule ho rivolto un’interrogazione alla Commissione Europea per sapere che fine ha fatto l’accordo raggiunto a marzo dall’Unione Europea sugli stress test per le centrali nucleari continentali.
L’avvio degli stress test è stato annunciato per il 1° giungo, ed è legittimo chiedersi se la Francia abbia inteso sottoporre a verifica il suo più vecchio sito nucleare. Soprattutto è legittimo chiedere che su una materia così delicata come la sicurezza degli impianti nucleari l’Europa abbia poteri molto più sostanziali di quelli attuali. Ricordiamo infatti che il Consiglio europeo ha conferito alla Commissione il mandato di rivedere, entro la fine del 2011, l’attuale quadro legislativo e regolamentare per la sicurezza degli impianti nucleari, e che sempre entro la fine del 2011 il Consiglio europeo dovrà esaminare gli esiti dei test in base a una relazione della Commissione.
Sembra proprio che l’Europa non riesca a imparare la lezione e che la paura nucleare debba continuare ad aleggiare sul nostro continente. Pareva che dopo la sciagura di Fukushima un nuovo vento di consapevolezza avesse cominciato a soffiare anche in Europa, e che il referendum in Italia e le decisioni della Germania di fuoriuscire dall’atomo fossero i segni di una discontinuità che veniva colta anche dagli stessi organismi dell’Unione. In questo senso, l’accordo chiuso dai regolatori europei e dal commissario all’energia Guenther Oettinger sullo svolgimento di test sulla resistenza dei reattori ad eventi come terremoti, inondazioni e incidenti causati dal’uomo è sembrato una prima risposta di fronte all’emergenza giapponese.
Probabilmente una risposta ancora troppo cauta e frutto di molti compromessi, dato che è stato previsto che le verifiche si svolgessero solo su base volontaria: è infatti evidente che il carattere stesso del rischio implica misure e normative uniche e richiede una governance sovranazionale. Le legittime preoccupazioni suscitate in Italia da quanto avvenuto a Marcoule in Francia, ma anche da quanto potrebbe un giorno accadere a Krsko in Slovenia suggeriscono con forza che la competenza sul nucleare non possa continuare a essere affidata ai singoli Stati membri.

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