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La Libia e le Pmi

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Durante l’assemblea plenaria di oggi a Strasburgo abbiamo affrontato la situazione libica. Sono intervenuta per chiedere all’Europa di aiutare le piccole e medie imprese italiane a continuare a lavorare in Libia.
La grave situazione di instabilità che ha colpito il paese mediorientale ha costretto molte imprese europee ad abbandonarlo lasciando sul posto crediti e attrezzature. Particolarmente numerose erano le aziende italiane e per la quasi totalità si tratta di realtà medie e piccole che contribuiscono a creare sviluppo e posti di lavoro in Italia ed all’estero, per svariate migliaia di addetti più l’indotto.
A tal proposito ho già presentato un’interrogazione con cui ho chiesto alla Commissione di evitare che le imprese interessate subiscano danni gravi e irreversibili, anche per la continuità della loro attività, a causa della perdita di liquidità derivante dall’eventuale mancata riscossione dei crediti. Su questo particolare aspetto ho evidenziato l’ostacolo rappresentato dal regolamento (UE) N. 204/2011 del Consiglio del 2 marzo 2011 che impone misure restrittive e stabilisce che i fondi stanziati dallo Stato possono essere utilizzati solo per scopi umanitari e non per liquidare i crediti maturati ed i danni che hanno subito le imprese/società che operavano in Libia, cosicché molte imprese italiane hanno difficoltà a riscuotere i crediti maturati con riferimento a forniture di beni e servizi effettuati in Libia.
Le grandi aziende sono in grado di sostenere l’urto ma quelle medie e piccole sono il vero tessuto connettivo di tante aree del Paese e devono essere sostenute soprattutto in questo periodo di crisi.

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