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L’Unità

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Debora Serracchiani ha anche lei raggiunto i 40 anni, «Siamo in un paese dove si è giovani a 50», commenta con amarezza, ma è un «momento epocale e dobbiamo prenderci lo spazio che ci spetta». A Pesaro ha partecipato all’iniziativa Rifare l’Italia, rinnovare il Pd ma sottoline subito che non è finita con la festa, «Il 22 e 23 ottobre con Civati ci incontreremo per una due giorni a Bologna». Dire quarantenni significa poco, quale è, per esempio, il collante fra Civati, Zingaretti, Renzi, Serracchiani?. «Il collante non è l’età, anche se l’età facilita i rapporti politici, visto che siamo figli del tempo che vogliamo contribuire a governare». Su cosa vi siete trovati d’accordo a Pesaro? «Sulle primarie per la scelta dei parlamentari, sul referendum elettorale, sui diritti civili, ovvero su nuove regole per le unioni civili. Per quanto riguarda le questioni economiche, sulla necessità di fare nostro il tema della patrimoniale che in primo tempo aveva incontrato qualche freno nel partito». Sulla patrimoniale il Pd si è fatto scavalcare a sinistra da Profumo, da Abete, da Tabacci? «Il Pd ha sostenuto con molta forza, anche nella contromanovra, una patrimoniale con aliquota bassa ma permanente, non una tantum. È importante la concordanza di tutti su questo tema. Altro punto di convergenza sono le liberalizzazioni». Sette quarantenni si sono pronunciati contro lo sciopero della Cgil «Anche a Pesaro sono state espresse opinioni diverse sullo sciopero contro la manovra, non c’è nulla di strano in questo. Invece è stato un errore volere un pronunciamento, perché un partito non deve pronunciarsi sulla decisione di un sindacato di fare sciopero. Io ho partecipato al corteo perché considero l’articolo 8 una schifezza, anche come avvocato del lavoro». Però è chiaro che posizioni differenti hanno a che fare con la pluralità delle anime del Pd da una parte e, dall’altra, con il tema delle alleanze. Come nel caso delle dichiarazioni di D’Alema sui matrimoni gay. «Nel partito i giovani possono dare un contributo importante di sintesi. Da questo punto di vista avere meno storia alle spalle è un vantaggio, aiuta il formarsi di maggioranze, che non necessariamente sono sempre le stesse, senza il peso di appartenenze legate alla storia». E le alleanze? «Io credo nella necessità di guardare a Idv e Sel e di avere anche la credibilità per parlare ai moderati, al centro che deve decidere da che parte stare. Non mi risulta che Casini sia di centro sinistra». Bersani avrebbe fatto bene ad andare a Vasto, con Di Pietro e Vendola? «Di Pietro avrebbe fatto bene a evitare di mettere provocatoriamente la pregiudiziale di costituzionalità sulla manovra alla Camera. È stata una posizione strumentale, che al Senato non è stata assunta. È sbagliato alzare il tiro, amzichè fare un’opposizione costruttiva, per guadagnare uno zero virgola, fare gli avvoltoi sugli altri partiti di centro sinistra». Elezioni anticipate o governo di transizione? «L’ esperienza di parlamentare europeo mi fa dire che in Europa si aspettano una svolta politica chiara. Meglio, quindi, una campagna elettorale, in tempi congruenti con la drammaticità della crisi, piuttosto che continuare a navigare a vista. Tuttavia, per la serietà della situazione, se ci sono le condizioni, anche un governo di transizione per fare alcune riforme chiare e poi tornare a votare, può essere una soluzione. Ma senza membri dell’attuale governo Berlusconi. È una questione di credibilità». Zapatero ha annunciato le elezioni anticipate, ma dalle elezioni in Spagna molto probabilmente uscirà una maggioranza netta. In Italia le elezioni avrebbero lo stesso effetto chiarificatore? «Il sistema elettorale è un problema, per questo mi sono impegnata al cento per cento per il referendum. Sono contenta che ora ci sia l’indicazione a firmare dell’intero partito, servirà di stimolo alla discussione in Parlamento su una nuova legge». C’è un’alternativa politica in Italia? «Ne sono convinta, anche se l’ondata dell’antipolitica crea delle difficoltà. Ma bisogna rispondere con i fatti, come è stato sulla patrimoniale, come è stato – nel breve governo Prodi – con il taglio al cuneo fiscale e con la credibilità della lotta all’evasione. Il nuovo Ulivo di Bersani non assomiglia al vecchio, è una coalizione per governare, con Idv, Sel più l’apertura a l’Udc. Il centrodestra ha portato il paese allo scontro e questo accresce il problema della credibilità del paese. A Bruxelles, la battuta che circolava era: Berlusconi non è venuto a spiegare la manovra ma a farsela spiegare ». Torniamo a voi, ai quarantenni. Non siete parte di un sistema che si basa sulla cooptazione? «Non è il mio caso, non è il caso di Pippo Civati. Può darsi che ci sia chi è stato cooptato ma molti di noi sono cresciuti senza gridare ma assumendosi le proprie responsabilità, contribuendo al dibattito politico, ciascuno nel proprio ruolo, anche su temi come la riduzione dei costi della politica». Perché? «Una generazione meno legata al passato è più credibile sull’abolizione dei vitalizi, sulla revisione di condizioni di privilegio, sul parametro delle pensioni agganciato all’Inps, sulla restituzione agli elettori della scelta dei candidati» Dove sono gli ostacoli più grandi per i giovani in politica? «È un problema che riguarda tutta la società, dovrebbe essere normale preparare il dopo , favorendo – per esempio dopo una sconfitta – il ricambio. Da noi questa capacità si è persa ma siamo in un momento epocale e noi dobbiamo prenderci questo spazio». E l’esperienza dei vecchi non serve? «Non diciamo tutti a casa, la nostra non è una lotta fra generazioni, piuttosto è un patto fra generazioni, perché in politica non basta l’esperienza, deve rappresentare anche le novità».

di Jolanda Bufalini 16 settembre 2011
pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 13) nella sezione “Politica”

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