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Ci riprovano

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Il primo pensiero del premier dopo lo scampato pericolo per il voto sull’arresto di Marco Milanese è rivolto ad una nuova regolamentazione restrittiva delle intercettazioni: in parole povere l’ennesimo tentativo di legge bavaglio. Come già successo in tutte le altre occasioni, si grida alla privacy violata per impedire la cronaca di fatti di evidente rilevanza sociale.
Il Comitato per la liberta e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo, che è stato protagonista delle mobilitazioni in materia degli ultimi due anni (a partire dalla grande manifestazione di Piazza del Popolo dell’ottobre 2009), ha già annunciato che se il governo e la maggioranza dovessero decidere – come sembra probabile – di tornare nell’aula della Camera per tentare ciò che non è riuscito l’anno scorso, sarà in prima fila per tenere molto alta tra i cittadini la volontà di difendere il proprio diritto di sapere, così come tra la magistratura e le stesse forze dell’ordine resta alta la volontà di difendere gli strumenti di indagine.
E il caso Tarantini (con le sue storie di appalti e favori) aiuta a far capire che si sta parlando non di pettegolezzi privati, ma di un modo di gestire la cosa pubblica. L’Italia che soffre per gli effetti della crisi economica, l’Italia dei referendum che ha votato in modo inequivocabile sul legittimo impedimento, non ha certo bisogno di inserire le intercettazioni nell’agenda dei provvedimenti urgenti per il rilancio del Paese.

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