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Repubblica libera

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Oggi ho partecipato ad Ampezzo (Udine) alla manifestazione su “L’attualità dell’esperienza della Repubblica di Carnia e dell’Alto Friuli”, commemorazione di uno degli episodi della Resistenza che ha avuto maggiore rilievo a livello nazionale.
La Repubblica della Carnia è un’area di 2.500 kmq tra Friuli e Veneto, comprendente circa 90 mila abitanti e una quarantina di Comuni che nel 1944 per alcuni mesi venne affrancata dal Reich hitleriano. Vi si costituì una Repubblica partigiana comprendente tutte le forze politiche democratiche, nella quale si sperimentò un eccezionale spazio di libertà e partecipazione popolare che anticipò alcune delle conquiste dell’Italia repubblicana.
Questa Repubblica non è stata solo un episodio del riscatto nazionale dalle abominevoli distorsioni delle ideologie nazifasciste, ma anche una premessa per la formazione della coscienza e della prassi democratica nel nostro Paese.
Dobbiamo guardare con rispetto e riconoscenza alle radici della Repubblica, come all’esempio di un tempo non troppo lontano in cui la politica ha saputo interpretare le esigenze popolari della ricostruzione civile. Anche in questo momento, travagliato dalle incertezze economiche e sociali e segnato dal discredito che colpisce la politica non dobbiamo perdere fiducia nel sistema della democrazia e della rappresentanza, ma anzi bisogna farsi carico di ridargli credibilità, autorevolezza ed efficienza.
E’ un impegno che non si può delegare e al quale siamo chiamati tutti senza discrimine di colore, con le sole pregiudiziali dell’onestà, della buona volontà e della fedeltà ai valori repubblicani. Perché lunga e difficile l’opera di far vivere e rinnovare le forme e i principi dell’Italia sorta dalla Resistenza, brevissima e irrimediabile è la fatica della distruzione, o dell’autodistruzione di un sistema.

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