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Copti

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Ieri al Cairo si sono verificati sanguinosi scontri tra cristiani copti e forze dell’ordine e poi con gruppi di musulmani: i cristiani morti sarebbero 36 e i feriti oltre 200. Gli scontri sono avvenuti mentre i copti protestavano davanti alla tv di stato per chiedere la rimozione del governatore di Assuan, dove la scorsa settimana è stata distrutta una chiesa.
Davanti a questi fatti l’Europa non può rimanere senza parole, e nemmeno può parlare con una voce flebile.
L’attacco ai copti riapre la questione delicata e sofferta delle minoranze cristiane nei paesi musulmani. Non potrà esserci vera emancipazione, pace duratura e sviluppo per quelle terre se anche dalle autorità di transizione non verrà detto un no chiaro e netto a ogni provocazione fondamentalista e a ogni tentativo di destabilizzazione politica che si giochi su contrapposizioni culturali, etniche e religiose.
L’Europa moderna nasce con l’affermazione del principio della libertà di coscienza e di fede, e le istituzioni dell’Unione devono pronunciarsi con forza sulle difficoltà che molti cristiani, spesso appartenenti a famiglie povere e particolarmente vulnerabili, incontrano ancora in molte parti del mondo per vedere rispettati anche i più basilari diritti.

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