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Era il 4 dicembre del 1994, e il Corriere della Sera pubblicava questo appello.

“Lo stralcio delle misure di riordino previdenziale, concordato tra governo e sindacato, elimina dalla manovra finanziaria l’unico intervento strutturale e lungimirante, e cioè quelle misure che miravano a ristabilire l’equità intergenerazionale, lungamente trascurata dai regimi precedenti. Le misure necessarie erano ben note ed erano state recepite seppur frettolosamente nel programma del Governo. Sarebbe stato necessario affiancare alla riforma previdenziale altre misure per correggere il vero difetto della legge, quello di far gravare gran parte della riduzione del fabbisogno sui pensionati. Invece governo e sindacati hanno scelto di abbandonare la riforma unendosi in un patto miope contro le generazioni future, che non votano e non scendono in piazza. Analogo discorso vale per i problemi di sanità e istruzione, colposamente trascurati. E’ essenziale che governo sindacati e Paese non rinviino ulteriormente ma portino a conclusione il discorso che avevano saggiamente aperto, invece di riprendere la disastrosa politica del rinvio”.
Era firmato dal premio Nobel Franco Modigliani, e da Paolo Sylos Labini, Mario Baldassarri, Romano Prodi, Franco Debenedetti.
A quasi vent’anni di distanza per l’Italia è scoccata la campana dell’ultimo giro, l’ultima possibilità per far sì che le prossime generazioni non si vedano consegnare solo le macerie di un Paese che ha contribuito a realizzare, fondandolo, il sogno europeo.

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