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A4 Alpe Adria

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La partita delle infrastrutture regionali si giocherà purtroppo dal 2013, perché in questa legislatura Tondo non governa più nulla.
Con la maggioranza che gli si squaglia intorno e Roma che voga contro il Friuli Venezia Giulia, anche con il mancato sblocco del Fondo Garanzia delle Opere Pubbliche a favore di un’opera come la terza corsia della A4 che serve a tutto il Paese, non stupisce che ci ritroviamo in questa situazione. L’Atto integrativo alla Convenzione di Autovie venete è l’ultima chance per ottenere i finanziamenti dalle banche, e le uscite di Saro e Violino rappresentano il ritratto impietoso di una realtà che non viene smentita dagli incontri romani e che rischia di scaricare notevoli costi su imprese e utenti.
Quella della A4 è una situazione che si accompagna all’abbandono del porto di Trieste, al blocco del porto di Monfalcone, ai per nulla superati ostacoli al progetto UniCredit e alla mancanza di interventi sulla rete e implementazioni nei collegamenti ferroviari, frutto di incapacità operative, di supine acquiescenze e di veti triangolati fra Roma e il Veneto.
Un abbandono del porto di Trieste confermato dalla volontà dell’Autorità portuale di Trieste di cedere le sue quote della società Alpe Adria spa, importante società di logistica che offre agli operatori servizi di trasporto intermodali. Questa strategia di abbandonare il certo per il nulla deve essere chiarita, e a farlo deve essere in primo luogo la Regione, che non può disinteressarsi di come viene guidata la sua maggiore infrastruttura portuale. Altrimenti Tondo si prepari a dare spiegazioni alle imprese che dall’inizio del prossimo anno non avranno più collegamenti ferroviari.

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