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Vertice Ue

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Il vertice Ue lascia l’amaro in bocca per non aver prodotto quel forte accordo fra 27 stati che era l’unico modo per stabilizzare definitivamente l’assetto dell’economia europea. Nasce un Europa a due velocità che fa dei passi avanti sulla strada dell’integrazione pur non risolvendo ancora i problemi di affidabilità economica e finanziaria della BCE. La direzione è quella giusta e finalmente nel tracciarla il governo italiano ha avuto un ruolo di primo piano.

Con l’aiuto dell’agenzia di stampa Asca, facciamo il punto su quanto si è deciso alla conclusione della prima sessione di lavori del vertice Ue a Bruxelles.

La Gran Bretagna, insieme all’Ungheria, dice no alla riforma del Trattato e l’Unione europea si divide.
Niente intesa unanime, via libera invece a un accordo intergovernativo – da produrre entro marzo – su unione fiscale, riforma del fondo salva Stati e nuovi fondi all’Fmi, tra i 17 Paesi della zona Euro più i 6 “volontari”. In stand-by Svezia e Repubblica Ceca, privi del “mandato parlamentare” per partecipare al negoziato qualora fosse saltato, come avvenuto, l’accordo di tutti i 27 Stati membri sul rafforzamento dei sistemi di salvataggio economico e delle istituzioni comunitarie.
E’ questa la “fotografia” scattata al termine di una lunga e complessa trattativa notturna tenutasi a Bruxelles – dopo la cena informale – necessaria, nelle intenzioni, ad accelerare il via libera a un patto con cui presentarsi stamattina al cospetto dei mercati. E’ invece un’Europa a “due velocità” quella che viene fuori dal negoziato notturno, secondo Nicolas Sarkozy a causa delle “condizioni inaccettabili” poste dal premier inglese David Cameron – indisponibile a cedere uno spicchio di sovranità nazionale in favore delle istituzioni europee. Europa che potrebbe però in linea teorica ritrovare la sua compattezza (è l’obiettivo a cui ha sempre mirato il governo italiano), qualora il negoziato prosegua nel corso della sessione mattutina dei lavori del Consiglio Ue.
Intanto, spiega Angela Merkel, “creeremo un’unione fiscale che è un’unione di stabilità, che creerà un freno del debito per tutti i paesi dell’euro e gli altri che vorranno partecipare. Un buon risultato, con il quale il l’euro recupererà la sua credibilità”. “Avremmo preferito un accordo all’unanimità, ma non è stato possibile”, riferisce dal canto suo il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, sottolineando che i Paesi che hanno sottoscritto il patto di bilancio “si impegnano ad applicare le sue regole come se fosse stato modificato il Trattato, che non è escluso si possa rivedere più avanti”. Al momento, dunque, nessun “vincolo giuridico” ma un “impegno importante di chi lo ha firmato”. Tra i punti chiave dell’intesa dei 17+6, l’unione fiscale e il rispetto del pareggio di bilancio – lo sforamento massimo è pari allo 0,5% del Pil – e la riforma del fondo salva-Stati, che sarà gestito dalla Bce e diverrà permanente, attraverso un meccanismo, l’Esm, che entrerà in vigore già nel luglio 2012, convivendo almeno in una prima fase con il fondo provvisorio (Efsf), ma non avrà il potere di agire come una banca. Accordo anche sulla concessione di prestiti su base bilaterale al Fmi per un totale di 200 miliardi di euro, mentre si rinvia a giugno la discussione sull’eventuale nascita degli eurobond.

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