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Dimissioni in bianco

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Scrivo questa riflessione mentre i lanci d’agenzia raccontano la gazzarra della Lega al Senato, che alza cartelli e grida per impedire a Monti di parlare. E mi viene da pensare che se dovessi alzare la voce lo farei per una categoria che in questa manovra di ascolto ne ha trovato davvero poco. Sarà che la mia professione mi rende più sensibile a certi temi, ma almeno un segnale per le donne che lavorano avrei voluto ci fosse.
In particolare, vorrei tornare sull’urgenza di eliminare quella vergognosa normativa che permette di far firmare alle donne le famigerate dimissioni in bianco. Un fenomeno che, secondo i dati ufficiali, vede impennarsi negli ultimi anni il numero didonne che si sono trovate in questa situazione. La pratica cioè di far firmare a una donna in fase in assunzione una lettera di dimissioni senza data, che verrà poi apposta quando e se la lavoratrice vorrà avere un figlio, è diffusissima e in crescita. E’ una degenerazione del mercato del lavoro cui il governo Prodi aveva posto rimedio con la legge 188 del 17 ottobre 2007, che condannava l’abuso di potere non solo nei confronti delle donne ma anche dei giovani lavoratori. In base a questa legge, si disponeva che le dimissioni dovessero essere dichiarate solo su appositi moduli del ministero datati e numerati progressivamente, in modo che risulti impossibile licenziarsi oggi con una lettera firmata molto prima.
A cancellare questa tutela, evidentemente ritenuta eccessiva, ci ha pensato Berlusconi.
Credo, in ciò unendomi a molte donne che hanno lanciato un appello, che sia giunto il momento di invertire la rotta. L’occasione del cambio di governo deve essere propizia. Il ministro del welfare Elsa Fornero, anche in vista dei prossimi interventi sul mercato del lavoro, non dovrebbe farsi sfuggire l’opportunità di legare il suo nome al ripristino della legge 188. Non sarebbe sola, visto che anche il Parlamento ha già dimostrato di saper fare la sua parte. C’è ad esempio una proposta di legge per ripristinare il divieto delle dimissioni in bianco della deputata del Pd Maria Grazia Gatti, componente della commissione lavoro della Camera, che attende di essere calendarizzata.
Lo sappiamo che sono tempi difficili, e che fenomeni non vengono purtroppo percepiti come suffcientemente prioritari, ma è proprio sul lavoro femminile e giovanile che serve un impegno supplementare. Per cambiare strada e diventare un poco più europei.

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