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Bavaglio digitale

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Il 31 gennaio alla Camera andrà in votazione all’interno della legge comunitaria una norma introdotta da un emendamento del leghista Fava che tenta di porre il bavaglio alla rete. Secondo questa norma “qualsiasi soggetto interessato” potrebbe chiedere ad un provider la rimozione di un contenuto considerato illecito prefigurando così l’anticamera della censura online. Vi posto il comunicato emesso da Assostampa che descrive bene la situazione e l’ampio schieramento che sta scendendo in campo per bloccare questa norma assurda.

Il bavaglio a internet non passerà. Un ampio schieramento bipartisan ha annunciato battaglia in Aula alla Camera contro l’emendamento del leghista Fava alla legge Comunitaria che consentirebbe a “qualsiasi soggetto interessato” di chiedere a un provider la rimozione di un contenuto considerato illecito.
La norma sarà cancellata, si vedrà se con un solo emendamento comune o con più richieste, hanno assicurato nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio da Beppe Giulietti, Flavia Perina (Fli), Benedetto Della Vedova (Fli), Marco Beltrandi (Radicali), Roberto Rao (Udc), Paolo Gentiloni (Pd), Stefano Pedica (Idv), Gianni Vernetti (Api) e Antonio Palmieri del Pdl. Presenti anche Piercamillo Falasca, vicepresidente di Libertiamo, e Luca Nicotra di Agorà Digitale. “Denuncio il livello approssimativo con cui è stato condotto il dibattito, si è parlato di una norma anticontraffazione e si è detto che la norma non riguardava i social network”, ha sottolineato Falasca. Invece “si tratta di una questione molto importante che va affrontata, viene il dubbio che chi ha presentato l’emendamento non capisca il tema”, ha spiegato Grande preoccupazione anche da Nicotra: “Bisogna capire che l’unico effetto di questo emendamento sarà una rimozione selvaggia dei contenuti sulla base di una sola segnalazione, visto che si tratta di soggetti commerciali che non avranno la possibilità e il tempo di contrapporsi alla richiesta”, ha avvertito. Il giudizio negativo sulla norma Fava è ampiamente condiviso dai parlamentari di tutti i partiti, esclusa la Lega. “È evidente che se mai ci fosse un obbiettivo in astratto condivisibile, per superficialità si è arrivati a una cosa indifendibile”, ha sottolineato Della Vedova, “discutiamo nel merito della questione nella sede propria”. Duro anche Giulietti. “Questo articolo 18, pasticciato e confuso, va solo abrogato e non modificato”, ha assicurato, dunque “facciamo un solo emendamento e ciascuno voti quello degli altri. Con una motivazione palese: non si interviene in questa materia in modo surrettizio. Il Congresso americano si è dovuto fermare rispetto a un’operazione ambigua contestata da migliaia di persone”. Il radicale Beltrandi ha poi sottolineato il rischio di una procedura d’infrazione Ue nei confronti dell’Italia. “Mi dispiace che non ci sia il tempo di chiedere alla commissione Ue se questo testo è compatibile con la legislazione europea”, ha detto, “non vorrei che l’Italia ex post dovesse entrare in una procedura d’infrazione”. Di due paradossi ha parlato Gentiloni. “Il primo è che l’emendamento si inserisce nel recepimento di una direttiva comunitaria che va esattamente nella direzione opposta”, ha ricordato, “l’altro paradosso è che una materia su cui i francesi e gli americani hanno discusso per mesi, con grandi divisioni, da noi si affronti con un emendamento di soppiatto infilato nella Comunitaria”.

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