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Specchio quotidiano

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“In queste ore qualcuno può avere la tentazione di pensare che Maroni sia meglio di Bossi. Maroni si sta accreditando come la faccia pulita e presentabile della Lega, il cavaliere bianco che riporterà il partito alla purezza originaria. Ma questa è una favola scadente, dal momento che Maroni è stato fino a ieri fedelissimo e informatissimo membro dello stato maggiore del Carroccio e, dal Viminale, zelante propugnatore di tutti i provvedimenti derivanti dall’ideologia leghista, dall’assurdo reato di clandestinità ai respingimenti indiscriminati che ci hanno fatto condannare dall’Europa. Ora vanno in scena gli ultimi atti di una banalissima lotta di successione, in cui la politica e le idee non c’entrano nulla”. Debora Serracchiani ha 42 anni, è nata a Roma ma vive ad Udine dove fa l’avvocato. Dal 21 marzo 2009 (con 144mila preferenze) è parlamentare europea del Partito Democratico (www.serracchiani.eu) e con il libro “Il coraggio che manca” si è rivolta ai cittadini delusi dalla politica dicendogli che “il coraggio c’è, basta sapere dove cercarlo”.

Onorevole Serracchiani su Facebook fa numeri impressionanti in quanto a condivisioni, mi piace, commenti…a guardare Lei si direbbe un partito giovane il Pd salvo poi una dirigenza di lungo corso…
“L’età anagrafica come segno di innovazione è uno specchietto per le allodole: servono soprattutto idee nuove e buone. Poi, è vero che, girando molto per l’Italia, nelle varie iniziative organizzate dai nostri circoli vedo che la dirigenza locale del partito ha spesso nei giovani dei veri protagonisti, che altrettanto spesso sono attivi sui social network. Ai livelli più alti ciò accade di meno, è indubbio, ma credo che la classe dirigente diffusa sui territori non tarderà a farsi strada anche a livello nazionale”.

Renzi, lei, Civati, ma anche tanti altri ancora, vi terranno sempre dietro le quinte? O pensa che il riscatto Pd debba partire proprio da volti ed azioni nuove?
“Io non credo che tocchi a qualche dirigente “anziano” decidere di tirare i giovani fuori dalla naftalina oppure di lasciarli dietro le quinte. Come sempre nessuno regala nulla, e spetta ai giovani e ai capaci conquistarsi gli spazi con la loro iniziativa politica e soprattutto con idee che riescano a intercettare il consenso degli elettori. Questo sarà sicuramente utile a tutto il partito”.

“E’ cambiato il Governo ma non il Parlamento” ha scritto su Fb, dunque prima del 2013 ci terremo tutto il peggio che il Porcellum ha potuto portare o conservare in Parlamento? E che tempi prevede per la riforma della legge elettorale?
“Questo è un aspetto che spesso si tende a dimenticare e sottovalutare. In Parlamento ci sono gli stessi che votavano la fiducia a Berlusconi e secondo cui Ruby era veramente la nipote di Mubarak. Nonostante questo l’azione del governo Monti è stata fondamentale innanzitutto perché ci ha allontanato dal baratro verso cui ci aveva spinto il centrodestra, e dimenticarsi di questo è spesso comodo sia per la destra che, strumentalmente, per altri pezzi dell’attuale opposizione. Poi, è vero pure che sono state realizzate alcune buone riforme che spesso dal centrodestra vengono inghiottite a stento più per necessità che per reale convinzione. Per le regole si è avviato un percorso in salita e difficile da portare a termine. Non sono una entusiasta dell’attuale bozza di riforma elettorale, ma mi fa anche orrore pensare che potremmo tornare a votare col porcellum. Deve essere responsabilità di tutti impedire che gli italiani debbano tornare a scegliere fra liste bloccate senza poter indicare direttamente chi li rappresenta in Parlamento”.

La foto di Vasto sostituita da quella di palazzo Chigi ma la politica non dovrebbe svolgersi nei luoghi istituzionali aperti al confronto?
“La de-istituzionalizzazione della politica è un portato dei tempi: ha i suoi aspetti negativi e positivi. Penso sia giusto che la politica sia in ogni luogo del Paese in cui i cittadini si vogliono confrontare su un’idea o su un progetto per migliorare la comunità. Quella delle foto mi pare più una moda passeggera che non una discussione seria sul futuro del nostro Paese, sui programmi e sulle alleanze che il Pd dovrà stringere per tornare a governare”.

In questi giorni, suicidi e disperazione dettati dalla crisi, Lei che siede al Parlamento europeo come vede l’Italia fuori dall’Italia?
“In queste settimane da Bruxelles e Strasburgo ho vissuto un cambiamento decisamente radicale. Se prima la situazione italiana era vista con stupore e sgomento oggi la nostra credibilità è ritornata a livelli decisamente elevati. Spesso questo dato viene equivocato e si pensa che la credibilità internazionale sia solo un elemento decorativo senza impatto sulla realtà. Sarebbe utile ricordarci però che noi dobbiamo collocare ogni anno gran parte del nostro debito pubblico sui mercati europei e mondiali e la credibilità di un Governo è una leva fondamentale per tenere sotto controllo i tassi d’interesse. Anche se non immediatamente percepibile, non è affatto un aspetto scollegato dalla violenza della crisi che sta colpendo il nostro Paese, e che getta nella disperazione tante persone. Bisogna fare però molto di più per riequilibrare la bilancia dei sacrifici, ad esempio spingendo ancora la lotta all’evasione fiscale e avendo attenzione agli effetti della tassazione sulle piccolissime imprese e sui redditi più bassi”.

Quali politici italiani lavorano tanto al parlamento europeo e quali invece la pensano come Calearo?
“Non voglio stilare classifiche di merito anche perché spesso quelle che esistono non tengono conto di tutti gli aspetti del lavoro di un europarlamentare come il continuo lavoro di commissione, le relazioni da tessere con i colleghi stranieri su argomenti specifici, i rapporti con collegi molto grandi, che sono almeno altrettanto importanti del lavoro d’aula. Il caso Calearo è un effetto collaterale particolarmente grave di una legge elettorale pessima, cui si può rimediare anche subito applicando due concetti semplici: la trasparenza e il legame eletto/elettore”.

Quanti, volendo esprimere una percentuale tra quelli italiani la pensano come Calearo secondo lei?
“Impossibile entrare nel segreto degli onorevoli pensieri… ma ci sono molti parlamentari, italiani ed europei, che con il loro lavoro dimostrano di essere davvero al servizio del Paese. Non potrei continuare a fare quello che faccio se non ne fossi convinta”.

(intervista di Anna Villani pubblicata su Specchio Quotidiano il 07/04/2012)

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