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Art.18

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Sul testo di riforma del mercato del lavoro, approvato dal Consiglio dei Ministri dopo il confronto con le parti sociali, sono piovuti centinaia di emendamenti. Molti purtroppo puntano a ridiscutere alcuni capisaldi della riforma come le norme di contrasto alla precarietà giovanile e la riforma dell’art. 18.
Oggi ho sottoscritto assieme ad un nutrito gruppo di docenti di diritto del lavoro, avvocati giuslavoristi e giuristi un appello rivolto al Governo per evitare pericolose inversioni di marcia e rotture sull’art. 18. Non può infatti passare sotto silenzio la gravità della pretesa della Confindustria e del Pdl di modificare ulteriormente il quarto comma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori nel testo di cui all’articolo 14 del ddl Lavoro.
In merito al mantenimento del reintegro come sanzione del licenziamento ingiustificato, la pretesa di voler eliminare il riferimento alle “previsioni di legge”, oltre ad apparire incomprensibile alle persone di buon senso, sembra riconducibile al timore che il giudice possa applicare l’articolo 2106 del codice civile, che sancisce il principio di proporzionalità tra sanzione e infrazione. In altri termini si vorrebbe togliere al magistrato la sua funzione tipica di valutazione del caso concreto e di applicazione alla fattispecie astratta, tenendo conto di tutte le circostanze di tempo e di luogo.
Il campo del licenziamento soggettivo e disciplinare per definizione non ha alcun collegamento con la crisi economica e la necessità di fronteggiarla e per questo consideriamo grave l’ipotesi prospettata di trasformare la procedura “preventiva” di conciliazione per il licenziamento per motivi economici o organizzativi in un tentativo obbligatorio destinato ad intervenire a licenziamento già irrogato: esso è già stato abrogato dalla legge n. 183 del 2010 e nessuno lo rimpiange.

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