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Pubblico l’articolo uscito oggi su “Il Piccolo” di Trieste a cura di Marina Nemeth

Più che rottamatori (aggettivo considerato ormai desueto, se non per Matteo Renzi), bisognerebbe chiamarli innovatori. Sono la classe dei quarantenni del Pd, attivissimi sul territorio ma con sponde anche nei palazzi della politica romana. Chiedono un rinnovamento della classe dirigente del Partito democratico su progetti precisi, in primis quello sulla giustizia sociale che, come dice il deputato Andrea Orlando, «metta al centro dell’azione politica l’uguaglianza e la redistribuzione del reddito». Un tema, secondo Orlando, «così centrale ed urgente da coinvolgere sia l’elettorato radicale, sia quello che fino a pochi anni fa metteva l’accento solo sul tema delle libertà e al quale non si possono sottrarrre neppure le forze del cosiddetto centro». Vogliono che finalmente si applichi l’articolo dello statuto che pone il limite di due mandati parlamentari per lasciare spazio a forze nuove e faccia piazza pulita delle rendite di posizione e degli ideologismi che hanno bloccato l’azione del centrosinistra negli ultimi anni. Propugnano, in sostanza, un rinnovo dei gruppi dirigenti, basta con l’usato sicuro, ma anche della politica culturale del Pd. Si fidano del segretario Bersani, uomo «competente, umile e saggio», a cui affidano le loro istanze, sicuri che riuscirà a muoversi nel segno della diversità e a navigare nei mari tempestosi dei giochi di partito. I “contestatori”, finora eternamente condannati a restare un passo indietro, sono tornati alla carica dopo i ballottaggi delle ultime elezioni amministratrive ed il successo dirompente del Movimento a 5 Stelle. Un exploit sul quale, Debora Serracchiani ha invitato i vertici nazionali a riflettere e a «non mettere la testa sotto la sabbia». Mentre Pippo Civati, che ha già annunciato di volersi candidare alle prossime elezioni della Lomabardia, esorta a «intercettare i motivi di quel voto, soprattutto se proviene dalle nostre file». «Il risultato di Parma – dice l’europarlamentare friulana – offusca ogni altra vittoria del Pd». Per Serracchiani «le decisioni che prenderemo e quelle che non avremo il coraggio di prendere ci verranno messe in conto senza pietà dai cittadini. Il Pd è a un preciso punto di svolta: o le riforme della politica e della società italiana partono da noi, oppure il nostro progetto fallisce e rischiamo di essere spazzati via». «Bersani ha detto che la legge elettorale a doppio turno è una nostra priorità – aggiunge – che lo sia però senza riserve, senza esitazioni, in modo chiaro e coinvolgente, affiché ai giovani che stanno dietro alla porta giunga netto questo messaggio: il Pd vuole il ricambio e lotta per averlo». Un programma chiaro con obiettivi precisi chiede anche Laura Puppato, capogruppo del Pd alla Regione Veneto. «Bersani ha ragione quando dice che il Pd ha raddoppiato le città da governare – analizza – dobbiamo però ammettere che avremmo potuto fare di più e meglio. Dove candidati sono stati eletti con primarie “pulite”, a prescindere dal fatto che fossero targati Pd o Sel, e si sono presentati con una piattaforma coraggiosa e programmi precisi, abbiamo vinto. La gente ha bisogno di persone con una mentalità nuova e nuove idee, a prescindere dall’età anagrafica. Ho rispetto e stima per chi ha reso possibile l’evoluzione del Pd, ma è il momento di rendere possibile la candidatura di persone portatrici di rinnovamento. Basta con i déjà vu, altrimenti rischiamo di perdere il governo di questo paese». Ricambio generazionale, primarie aperte e vere, nuova legge elettorale al posto dell’attuale, «scandalosa», riforme subito «prima di essere travolti», più giustizia sociale come mission del partito. Sono gli obiettivi di Raffaele Donini, segretario del Pd di Bologna e ideatore del primo circolo on line del partito «per cambiare forme e luoghi del fare politica ed includere più persone». Parole d’ordine, meno dirigismo e più partecipazione. «In Emilia – dice – c’è stato l’epicentro della sfiducia nella politica. Questo significa che vanno messe in campo persone nuove. Sono certo che di tutto ciò il nostro segretario è consapevole. Ma, citando Battisti, come può uno scoglio arginare il mare…».

(articolo di Marina Nemeth pubblicato il 24 maggio 2012 su “Il Piccolo”)

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