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Banda ultralarga

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Vi posto un approfondimento di Euractiv.it sul tema della banda ultralarga e sullo stato di attuazione dell’agenda digitale europea:

Qualcuno riuscirà a centrare gli obiettivi fissati entro il 2020, mentre altri, con tutta probabilità, rimarranno indietro, mangiando polvere. A fornire una previsione sulla realizzazione dell’Agenda digitale europea da parte dei 27 dell’Ue e sulle tecnologie utilizzate è un rapporto realizzato da Analysis Mason per conto di Telecom Italia e Telefònica. Inoltre, sette paesi molto diversi fra di loro (Bulgaria, Francia, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna) sono oggetto di un’analisi comparata che mostra quanto i costi per il raggiungimento dei traguardi posti dall’Agenda digitale europea possano variare a seconda del paese preso in considerazione.
Secondo lo studio, una diffusione complessiva dell’Internet veloce (30 Mbit/s), seppur ambiziosa, può essere raggiunta nei tempi stabiliti, mentre il passo successivo, quello dei 100 Mbit/s per almeno il 50% delle connessioni private, sembra essere più incerto e necessita dell’impiego di un mix di tecnologie e di infrastrutture (ancora da implementare e su cui investire attraverso politiche pubbliche mirate).
Entro il 2020 le coperture nazionali attraverso tecnologie “terrestri” per la fornitura di Internet veloce (30Mbit/s) saranno molto variabili: si passerà da un 91% per la Romania a un 98% in Danimarca. Diversi gli strumenti impiegati per raggiungere lo scopo: nuove tipologie di fibre (tra le più importanti: FTTP, FTTC), DSL ad alta velocità e la più recente generazione di reti mobili (note come LTE). Le reti wireless (LTE sugli 800Mhz) possono fare la loro parte, soprattutto nelle aree rurali. A queste potrebbero aggiungersi le tecnologie satellitari, su cui però, almeno per ora, gli operatori non sembrano ancora essersi orientati.
La sperequazione tra i paesi aumenta se si considera l’accesso di nuova generazione (noto come NGA) alla banda ultra larga, con una velocità di 100 Mbit al secondo. Il cavo sembra il supporto più adatto (ad esempio nei Paesi Bassi), seguito dalla VDSL (l’ADSL veloce), grazie alle nuove frontiere delle soluzioni in rame (vedi Lituania). In questo caso, le previsioni di Mason per il 2020 passano da una copertura del 15% della Grecia al 95% dei Paesi Bassi. La classifica vede in fuga Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo, che dovrebbero riuscire a sviluppare per oltre il 50% delle connessioni da casa e quindi soddisfare uno dei traguardi fissati dall’agenda europea.
Tutti gli altri potrebbero mancare l’obiettivo. Per una volta, il piazzamento italiano non è tra i peggiori, rientrando nella rosa dei paesi vicini alla meta, di cui fanno pure parte Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovenia, Spagna, Svezia e Gran Bretagna. Segue la Romania, che nonostante le buone previsioni di copertura, potrebbe non farcela. Fanalino di coda: Bulgaria, Grecia, Polonia e Slovacchia, per i quali gli esperti consigliano un ulteriore stimolo della domanda.
Nel nostro paese, dove il cavo non ha mai attecchito – constata Mason – la copertura attraverso DSL era già del 96% nel 2010. L’operatore “incumbent” (cioè ex monopolista) Telecom Italia possiede il 53,2% del mercato dell’Internet veloce da rete fissa, seguito da Wind, Vodafone, Fastweb e Tiscali. Telecom Italia ha iniziato a d ampliare la propria rete verso la VDSL soprattutto nei grandi centri urbani (Roma, Milano, Torino, Bari). L’analisi sottolinea il ruolo dell’Agenda digitale lanciato dal governo italiano per la diffusione della banda larga, soprattutto per il Mezzogiorno, contenuto nell’imminente pacchetto DigItalia, che sarà operativo a partire dal 2013.
Anche da questa indagine, come spesso accade, emerge un’Europa a più velocità, in cui ogni paese, a seconda dell’area geografica di appartenenza, preferisce una tecnologia a un’altra e ha sviluppato delle infrastrutture piuttosto che altre. Ciò spiega la necessità di politiche europee omogenee, affinchè gli obiettivi dell’agenda digitale siano raggiungibili da tutti, ma sopratutto che i benefici siano trasversali all’intera popolazione europea, compresa quella che vive nele aree rurali e in quelle più isolate.

(articolo di Alessandra Flora pubblicato su Euractive)

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