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Golden rule

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Ieri a Strasburgo il Parlamento Europeo ha bocciato con una manciata di voti discarto l’emendamento presentato dai socialisti per la golden rule che consentiva lo scorporo degli investimenti produttivi dal deficit. Con questa bocciatura perdiamo l’occasione di fare qualcosa di concreto per la crescita e dobbiamo solo ringraziare la miopia degli Stati nazionali.
In questo voto, la decisione assunta da Pdl e Udc di appoggiare l’emendamento sulla golden rule, è sicuramente importante perché rafforza la posizione del premier Mario Monti in vista del Consiglio europeo. Ma anche perché modifica il ritratto di un Ppe appiattito sul blocco tedesco, e riuscire a svincolare i gruppi dalle logiche dell’appartenenza nazionale significa far fare un salto di qualità all’autonomia e quindi all’autorevolezza del Parlamento europeo.
La delusione per la bocciatura della golden rule viene solo parzialmente allievata dall’approvazione di strumenti come eurobond, fondo di riscatto e fondo per la crescita ottenuti con i voti di oggi dal Parlamento europeo indicano che si vuole tener conto della necessità di salvaguardare i bilanci ma che soprattutto vogliamo sostenere la crescita, anche se questo significa ribadire una distanza dalla Commissione e dal Consiglio.

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