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Consiglio Europeo

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Pubblico il discorso pronunciato dal Presidente del Parlamento Europeo Martin Schultz oggi in occasione del Consiglio Europeo

Signore e Signori,

il 28 giugno 1914, esattamente 98 anni fa, veniva assassinato in un attentato a Sarajevo l’erede al trono austro-ungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando. Questa data ha segnato l’inizio degli orrori della prima metà del XX secolo per l’Europa: odio, guerre, genocidi e deportazioni.

L’insegnamento che abbiamo tratto da questa catastrofe europea trova espressione nell’unificazione europea:

–​un progetto affascinante, che ci assicurato per decenni pace, libertà, benessere e democrazia,
–​un progetto unico nel suo genere che tutto il mondo ci invidia,
–​un progetto che anticipa il futuro, del quale abbiamo più che mai bisogno in questo XXI secolo caratterizzato dalla globalizzazione.

I cittadini dell’Europa intera guardano oggi a Bruxelles, a questo vertice, con grande apprensione, preoccupati che il progetto europeo sia sull’orlo del baratro.

Oggi dobbiamo dimostrare che crediamo al progetto dell’Europa.

Oggi abbiamo la responsabilità storica di dimostrarci all’altezza delle esigenze del momento attuale. In questo modo porremo basi decisive per il futuro.

A Bruxelles e nelle altri capitali circolavano da settimane schizzi ancora incompleti della futura architettura dell’Unione europea. I contorni devono essere ancora delineati con chiarezza, le idee devono ancora assumere forma concreta, ma il dibattito sull’Unione del futuro è in pieno corso.

L’elaborazione di visioni per il nostro futuro comune è indubbiamente un progetto nobile, e a lungo termine abbiamo bisogno dell’unione bancaria, dell’unione fiscale e dell’unione politica. È vero, a volte per superare una situazione difficile può essere utile avere davanti a sé un obiettivo positivo. Sotto il profilo psicologico posso senz’altro comprenderlo.

Ma i progetti per il futuro, per dopodomani, per quanto possano essere necessari, non debbono impedirci di vedere le pressanti sfide di oggi.

La capacità di trovare una risposta convincente alla crisi del debito e di puntare sullo sviluppo è divenuta la questione cruciale per le sorti dell’Europa.
Nell’asprezza dei negoziati sui dettagli tecnici c’è un aspetto che non dobbiamo perdere di vista: è in gioco il nostro futuro comune.

Oggi dobbiamo agire con risolutezza e rapidità.

Oggi dobbiamo porre con chiarezza le basi per le misure da adottare nei prossimi mesi.

Signore e Signori,

in occasione del vertice informale del 23 maggio Vi ho proposto un patto tra le tre istituzioni. Il Presidente della Commissione ha sottoposto al Parlamento europeo una proposta simile. Attraverso un accordo interistituzionale che preveda misure concrete per superare la crisi daremo prova di capacità d’azione. L’unione fa la forza.

La cooperazione costruttiva tra le tre istituzioni dell’Unione è un segnale di speranza per gli europei: significa che affrontiamo i problemi insieme in uno spirito di solidarietà.

In quanto rappresentanti del popolo, riteniamo indispensabile la partecipazione del Parlamento alla gestione della crisi – per garantire sia la legittimità democratica che la qualità delle misure.

Ancor più che della fiducia dei mercati, la politica ha bisogno della fiducia dei cittadini. Legittimità democratica e fiducia nascono dalla partecipazione dei parlamenti al processo decisionale. Escluderli significa aggravare la crisi di fiducia.

Nei prossimi 6-12 mesi dobbiamo attivare insieme tutte le misure realizzabili a breve termine per stimolare la crescita, creare occupazione, superare la stretta creditizia e rendere la fiscalità più giusta.

Il Parlamento può contribuire sia ad accelerare il processo decisionale a livello UE che a migliorare la qualità delle decisioni stesse.

Il Parlamento ha già approvato innumerevoli rapporti e opinioni che costituiscono una risposta alla crisi. Il fatto che questi rapporti siano già stati adottati dal Parlamento, dimostra che le misure che oggi riteniamo urgenti possono essere attuate rapidamente, nel quadro di un accordo interistituzionale.

Consentitemi di citare alcuni esempi:
oggi discutiamo di unione bancaria: il Parlamento europeo ha formulato proposte legislative concrete al riguardo già due anni fa. Il fatto che le nostre proposte siano state ignorate ci è dunque costato due anni preziosi, due anni che ci avrebbero portato molto più vicini alla soluzione della crisi! L’unione bancaria può e deve essere realizzata a breve termine sulla base dei trattati vigenti.

Fra l’altro, vi consiglierei di basare la vostra discussione sulle proposte per un’autorità di vigilanza formulate già tre anni fa dal Parlamento europeo, proposte che purtroppo il Consiglio ha ai tempi completamente annacquato, al punto da renderle irriconoscibili.

Oggi discutete anche di una serie di misure per la crescita che il Parlamento aveva già elencato nella relazione della commissione “CRIS” adottata un anno fa:

- inserimento della strategia Europa 2020 nel semestre europeo,
- tabella di marcia per l’introduzione degli eurobond,
- tabella di marcia per l’istituzione di un fondo di rimborso del debito,
-​aumento del capitale proprio della BEI dell’ordine di 10 miliardi di euro per accrescere la sua capacità di erogare prestiti,
- riassegnazione delle risorse UE non utilizzate a misure a favore della crescita,
- project bond,
- lotta all’evasione fiscale e chiusura dei paradisi fiscali.

Dovremmo anche prevedere una licenza bancaria per il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM). E’ un passo fondamentale per allentare la pressione sullo spread di alcuni paesi.

Né va dimenticato il grande potenziale di crescita offerto dall’economia sostenibile e dall’innovazione ecocompatibile, su cui il Parlamento ha ripetutamente richiamato l’attenzione: in questo settore potrebbero essere creati 500.000 nuovi posti di lavoro.

Ancora: dimostrare – meglio tardi che mai – che siamo seri sulla tassa sulle transazioni finanziarie, che era stata sollecitata da una schiacciante maggioranza di eurodeputati già nel marzo 2011. L’imposta sulle transazioni finanziarie presenta un doppio vantaggio: limita alcune forme di speculazione particolarmente rischiose ed è fonte di gettito fiscale. Fare in modo che i responsabili della crisi partecipino a sostenerne i costi è una questione di giustizia sociale.

Un messaggio di giustizia ancora più urgente considerando la situazione sociale in Europa, che si sta ulteriormente deteriorando. La povertà e la disoccupazione aumentano e questo compromette la coesione sociale. Il sostegno all’idea europea è in calo. Occorre spezzare il circolo vizioso di debito e speculazione a breve termine, a medio e lungo termine dobbiamo però attutire le conseguenze sociali che le riforme stanno producendo.

Signore e Signori,

come vedete, i rappresentanti del popolo possono realmente fornire un contributo sostanziale e attendono di poter cooperare con Voi in maniera costruttiva.
Questo vale anche per i progetti a lungo termine sul futuro dell’UE.

Tuttavia, lo zelo riformatore non dovrebbe indurci a intaccare quelli che sono tre pilastri indiscutibili della costruzione europea.

In primo luogo, le decisioni devono essere prese a livello dei 27 Stati membri, poiché un’unione economica e monetaria funzionante è nell’interesse di tutti ed è responsabilità di tutti. La divisione dell’UE comporta il rischio che l’Europa torni ad essere un continente frammentato e disunito.

In secondo luogo, occorre innanzi tutto sfruttare pienamente le possibilità offerte dal trattato di Lisbona. Non è proprio il momento ideale per discutere di riforme dei trattati e convenzioni. I cittadini non lo capiscono! Sono preoccupati per il futuro dei loro figli, per i loro posti di lavoro, per le loro pensioni, ed è su questi temi che attendono risposte!

In terzo luogo, qualsiasi riforma deve basarsi sulle istituzioni comunitarie esistenti e sul principio della democrazia parlamentare. In particolare il coinvolgimento del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali contribuisce a dare legittimità democratica alle decisioni e a guadagnare la fiducia dei cittadini.

Anche tutti i provvedimenti per il salvataggio dell’euro devono iscriversi nel quadro comunitario. La moneta comune si basa sul diritto comunitario. Come recita l’articolo 3, paragrafo 4, del trattato di Lisbona, “L’Unione istituisce un’unione economica e monetaria la cui moneta è l’euro.” Dunque l’euro è la moneta della Comunità, il Parlamento europeo rappresenta i cittadini della Comunità, ergo il Parlamento europeo è il parlamento dell’euro.

Signore e Signori,

negli ultimi mesi la politica in Europa ha seguito in troppe occasioni il presunto diktat dei mercati.
Occorreva reagire in fretta, è vero.
Occorreva riacquistare la fiducia dei mercati, è vero, ma spesso tutto ciò è stato fatto a spese della fiducia dei cittadini e dell’esclusione dei parlamenti.

Da due anni i politici sono stati obbligati a prendere decisioni sotto pressioni enormi del tempo e degli eventi. Per questo avete tutto il mio rispetto, Signore e Signori, e comprendo le vostre difficoltà.

Vi prego tuttavia di comprendere a Vostra volta che, come rappresentante di un parlamento multinazionale, non posso accettare che un numero sempre maggiore di decisioni sia preso al di fuori delle sedi parlamentari. L’emergenza è divenuta la regola.

Il parlamentarismo non può essere calpestato nel panico di salvare l’euro.

In seno al Parlamento europeo sta crescendo l’opposizione a questa prassi. Un’opposizione da parte di una maggioranza di deputati di tutti gli schieramenti politici, e di dimensioni che non mi era mai capitato di vedere nei miei 18 anni di attività parlamentare.

Tre soprattutto i punti su cui si centrano le critiche:

In primo luogo, nel caso del “Fiscal Compact”, il Consiglio ha in un primo momento intrapreso un pericoloso percorso di discussione su possibili modifiche al Trattato e su un accordo internazionale; siete poi tornati sulla procedura legislativa ordinaria ed avete assunto come base il metodo comunitario. Ma i primi passi sono stati mossi sul terreno scivoloso dell’intergovernamentalismo.

In secondo luogo, il Parlamento europeo ritiene che nel caso del meccanismo di valutazione di Schengen la posizione del Consiglio dei ministri degli Interni rappresenti un attacco frontale nei confronti delle sue prerogative!

Che cosa simboleggia meglio l’Europa della libertà di lavorare, vivere e viaggiare in un continente senza frontiere? Per le persone la libertà di circolazione è una delle grandi conquiste dell’UE, il diritto ovvio e quotidianamente sperimentato a spostarsi in uno spazio senza barriere e controlli dei passaporti.

Che tristezza che un afflusso di profughi immaginario abbia provocato un grave scontro istituzionale!

A nome delle mie colleghe e dei miei colleghi Vi dico che il Parlamento non può accettare la decisione del Consiglio.

Vi invitiamo a riprendere i negoziati, perché le due istituzioni, in quanto partner che partecipano al processo legislativo su un piede di parità, trovino una soluzione soddisfacente e rispettosa del metodo comunitario.

E questo non solo perché sono in gioco le prerogative del Parlamento, ma perché la questione è quale tipo di Europa vogliamo.
Il percorso verso il futuro non consiste in un ripiegamento dietro i confini – presumibilmente più sicuri – degli Stati nazionali, bensì in un’azione congiunta e solidale per garantire la sicurezza delle frontiere esterne dell’UE, nella governance comune dell’area Schengen.

Aspettiamo la decisione, fissata per il mese di settembre, sull’ingresso di Romania e Bulgaria nell’area Schengen.

In terzo luogo, Commissione, Consiglio, Banca centrale europea ed Eurogruppo lavorano attualmente al cosiddetto “masterplan” per l’unione politica – ma il Parlamento europeo ne è escluso. È inaccettabile che l’unica istituzione dell’UE eletta direttamente, la voce delle europee e degli europei, sia esclusa dalla discussione sul futuro dell’Unione!

In una decisione sostenuta da tutti i gruppi politici, il Parlamento europeo ha chiesto che il suo Presidente partecipi alle consultazioni.

Signore e Signori,

il patto per la crescita è un passo importante poiché va nella giusta direzione.
Tuttavia, dobbiamo anche riflettere sul passo successivo.
In particolare dobbiamo riflettere su come poter finanziare a lungo termine misure per la crescita destinate a tutte le europee e a tutti gli europei.

Di certo non con un bilancio UE striminzito e tagliato.

Con un bilancio dell’Unione dotato di risorse adeguate e migliorato sotto il profilo della struttura della spesa è possibile dare un enorme impulso alla crescita uno degli obiettivi principali dell’accordo interistituzionale.

Infatti, il quadro finanziario pluriennale è un elemento fondamentale della strategia europea per la crescita.

Il bilancio dell’UE è lo strumento più efficace dell’Unione per promuovere la crescita!

Solo con una dotazione di bilancio ragionevole l’UE potrà far fronte alle sfide future, assolvere ai suoi compiti fondamentali e investire nelle regioni e nelle persone per rilanciare l’economia.

Tagliare o congelare il bilancio dell’Unione europea non aiuterà nessuno a superare la crisi!

Il bilancio dell’Unione produce infatti un valore aggiunto concreto per i cittadini, in particolare perché i fondi UE vengono investiti soprattutto in ambiti nei quali gli Stati membri operano tagli. Il bilancio UE mitiga dunque la pressione al risparmio della quale risentono i cittadini. Questo vale anche per i cosiddetti contribuenti netti: tagliando il bilancio dell’Unione si tagliano anche irrimediabilmente le risorse per le regioni dei paesi che sono contribuenti netti.

Negli ultimi mesi ho visitato vari progetti UE di piccole dimensioni. Molti hanno creato nuovi posti di lavoro e offerto prospettive di futuro a quanti vivono in regioni colpite da profondi cambiamenti. Ogni volta mi sono sentito dire: “Senza il finanziamento iniziale messo a disposizione dai Fondi strutturali non sarebbe stato possibile decollare, senza i Fondi strutturali non esisteremmo proprio!”

Signor Primo ministro Tusk, il Suo ministro dello Sviluppo regionale, Elzbieta Bienkoswka, mi ha confermato solo pochi giorni fa che sono stati i finaziamenti dell’Unione per la coesione ad aver impedito che la Polonia scivolasse in una recessione!

Lei stesso, signor Primo ministro Dombrovskis, ha dichiarato davanti al gruppo PPE che i fondi UE sono stati un aiuto imprescindibile per il Suo paese, quando la Lettonia ha attuato una severissima politica di rigore.

Faccio appello a Voi tutti e Vi invito a non dimenticare questi esempi e queste situazioni concrete quando discuterete del nuovo quadro finanziario pluriennale.

Poiché i finanziamenti dell’UE beneficiano direttamente i cittadini europei, non abbiamo bisogno soltanto di una dotazione adeguata, ma anche di un bilancio moderno. Il bilancio non è un fine di per sé: attraverso di esso intendiamo finanziare nel prossimo periodo politiche orientate verso il futuro. Quel che occorre è un mix convincente di grandi progetti per la crescita – ad esempio investimenti nelle infrastrutture e nella ricerca – e di soluzioni che si rivolgono direttamente e concretamente ai cittadini: abbiamo bisogno del Fondo sociale così come di uno strumento per collegare l’Europa, per finanziare le tratte mancanti nelle reti digitali, dei trasporti e dell’energia! Le risorse del Fondo di adeguamento alla globalizzazione, del Fondo di solidarietà, della riserva per aiuti d’urgenza sono per i cittadini manifestazioni visibili e tangibili della coesione all’interno dell’Unione europea, della solidarietà tra tutti i suoi membri. È necessario che questi strumenti continuino a esistere anche in futuro e che il loro finanziamento sia assicurato.

A questo proposito desidero sottolineare che un bilancio adeguato non è necessariamente sinonimo di maggiori contributi da parte degli Stati membri. Ci sono proposte eccellenti per reperire nuove risorse proprie, ad esempio attraverso l’imposta sulle transazioni finanziarie. Il Parlamento si è già espresso a grande maggioranza a favore di questa forma di risorse proprie, che non da ultimo ridurrebbe la pressione sul bilancio degli Stati membri. Siamo convinti che in un’Unione moderna, fatta di Stati le cui economie sono strettamente interconnesse, il principio del “devo ricevere indietro almeno quello che pago” non debba e non possa più avere spazio.

Desidero quindi invitarVi a discutere seriamente e senza preconcetti non solo il quadro finanziario pluriennale ma anche le proposte avanzate dalla Commissione in materia di risorse proprie.

Assolveremo con senso di responsabilità al nostro ruolo, nell’interesse delle cittadine e dei cittadini.

È per questo motivo che, alla fine del mio intervento, desidero ritornare sul tema dell’accordo interistituzionale. È forte desiderio del Parlamento europeo contribuire, al pari del Consiglio e della Commissione, al superamento della crisi il più in fretta possibile. La base per farlo è la fiducia reciproca.

Attendo con interesse di poterne discutere con Voi.

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