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Lo sguardo lungo

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“Se per tanti anni, per decenni, si indulge ad assecondare un superficiale tiriamo a campare, oppure si indulge nell’inieittare nei cittadini la sensazione che tanto il Paese può, per le sue risorse, non affrontare problemi seri che le altre Nazioni affrontano, forse deve venire il momento in cui, anche a scapito di una temporanea perdita di speranza, bisogna affrontare i problemi seri”. Con queste parole oggi il premier Mario Monti è intervenuto al Senato alla presentazione del libro “Dopo la paura la speranza” scritto dal ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi.
La necessità di avere sempre presente nell’azione politica il quadro d’insieme e l’interesse generale è purtroppo uno dei difetti più evidenti della Seconda Repubblica dove gradualmente all’interesse generale si è sostituita la cura dell’”interesse quotidiano” in cui la continua rincorsa al titolo di giornale ha prevalso sulla cura dei problemi italiani.
Come lo stesso premier ha poi ribadito siamo di fronte ad una scelta fra modelli di società diverse: “bisogna concentrarsi e pensare ad interessi sul lungo periodo, altrimenti la democrazia rischia. C’e’ un’impazienza per l’azione politica per cui oggi sembra pagare solo ciò che abbia e dia effetti immediati. E questo vale sia in Europa che negli Stati Uniti. Ma la vera paura che dobbiamo avere è che siamo portati a dire un po’ per volta che la democrazia parlamentare non è più in grado di dare risultati, mentre il sistema cinese, fondato sul mercato ma non sulla democrazia, ha la possibilità di generare risultati di lungo periodo”.
Ci sono alcuni pensieri semplici che dovremmo ripeterci continuamente, tanto per chiarirci sulle basi, sull’abc della situazione politico-economica italiana, e non solo. Mi sembra che, per cominciare a camminare su una strada simile, queste frasi pronunciate da Mario Monti al Senato siano assai utili, se prese senza pregiudizi e per quel che sono: una scomoda descrizione della realtà. Può dispiacere? Sì può, perché interpella tutti noi, non lascia fuori nessuno dalla cerchia della responsabilità.

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