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Il nostro futuro

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Pubblico l’intervista che ho rilasciato a “La Vita Cattolica”:

Si presenta o no, l’europarlamentare Debora Serracchiani, come candidata del Pd e del Centrosinistra alla presidenza della Regione nel 2013?

«Decideremo tutto il 21 luglio», risponde l’interessata. Ecco, intanto, che cosa ci ha anticipato su altri temi.

Il Pd come interpreta l’azione dei cattolici?

«I cattolici sono parte integrante della storia di questa regione e la loro è una funzione straordinaria e importante. Sono assolutamente condivisibili tante iniziative che i cattolici portano avanti nell’ambito della sanità, per gli enti locali, sulla famiglia. Mi auguro che ci sia una relazione sempre più stretta tra mondo cattolico e mondo politico, perché altrimenti sarà difficile perseguire con efficacia l’obiettivo del bene comune. E ci tengo a sottolineare che i cattolici sono una componente costitutiva e attiva del Pd».

Veniamo ad altri temi. Perché non volete il commissario per la realizzazione della terza corsia dell’A4 se è la condizione posta dalla Cassa Depositi e Prestiti?

«Questo è un problema politico-culturale del centrodestra, che non è capace di fare riforme dei procedimenti e allora pensa di governare i problemi complessi con i commissari, rischiando la sospensione della democrazia. Io penso che sia dovere del Presidente della regione fare chiarezza in particolare sull’uso che è stato fatto di questo strumento. Non mi riferisco ai costi riguardanti l’indennità, cui ha rinunciato il presidente Tondo e poi l’assessore Riccardi…».

A che cosa si riferisce allora?

«Mi riferisco agli oneri della struttura commissariale e al fatto che un commissario ha anche il compito di abbassare i costi. Nel nostro caso non abbiamo né ridotto i tempi né abbassato i costi. Non è una questione personale. Non è che non vogliamo il commissario perché questi si chiama Tondo oppure Riccardi: abbiamo detto che il ruolo del commissario che non ha portato alcun beneficio ad un’opera che oltre ad essere importante sta diventando faraonica».

Un’opera, dunque, da non far pesare sul bilancio della Regione.

«Il bilancio della Regione è sottoposto ad una tensione fortissima causa l’accordo che Tondo ha concluso con Tremonti, sulla base di una sbagliata concezione del federalismo, e che ammonta a 370 milioni di euro. Non possiamo gravarlo ulteriormente con il mutuo, le commissioni e tutto quello che sarà necessario per approntare un’opera di cui conosciamo il piano finanziario e non sappiamo se ci sarà una copertura».

La Cassa Depositi e Prestiti ha assicurato che interverrà con un megaprestito.

«La Cassa depositi e prestiti e lo Stato devono intervenire a prescindere dal commissario. In ogni caso il modo in cui la regione ha congegnato l’intera operazione è molto discutibile.

L’alternativa?

«Ribadito che per noi la terza corsia è essenziale, sia Autovie Venete Spa con la sua struttura tecnica a gestire l’intera opera, dalle procedure ai lavori di costruzione. Avremmo voluto lotti più piccoli tali da consentire l’impiego delle imprese locali. Sono aumentati i costi e l’organizzazione è complessa: anche per questo serve un piano prioritario per le opere della regione. Riteniamo, ad esempio, che la Cimpello-Sequals sia incompatibile con la terza corsia poiché le toglierà utenti e, visto che in parte verrà pagata con il pedaggio, se si riducono gli introiti, che già stanno calando per la crisi, in tutta evidenza è a rischio la copertura finanziaria.

Soffermiamoci, appunto, sulla Cimpello-Sequals. Se ne parla da troppi anni.

«Ci sono opere che servono alla regione ed al paese, e altre che vanno ripensate sia per le risorse che calano sia per il consumo del territorio che comportano. La Cimpello-Sequals e la Palmanova-Manzano, così come pensate, non sono utili e quindi non sono una priorità».

Per la verità, non è una priorità nemmeno la Tav.

«L’alta capacità da Tarvisio fin quasi a Udine ce l’abbiamo, solo che non è sfruttata perché non è collegata ai porti. A noi e al Paese serve un’alta capacità e un’alta velocità ferroviaria. Questa regione, che è sicuramente periferica, subisce una marginalizzazione sempre più evidente dopo che si sono persi molti dei collegamenti internazionali che avevamo fin dall’inizio del secolo e, soprattutto, dopo che si è indebolito il trasporto delle merci su ferrovia. Naturalmente, non sono a favore di tutte le opere a prescindere e senza una valutazione dell’impatto ambientale. Le opere che servono devono avere il più basso impatto possibile».

Tra quanto potrebbe essere pronta?

«Questo è il grande tema della non competitività italiana. Abbiamo iniziato a parlare del Corridoio 5 circa 21 anni fa e, ora, siamo nella condizione di verificare se questo è ancora fattibile. È ovvio che dopo vent’anni le opere diventano irrealizzabili soprattutto se non c’è condivisione col territorio. Quest’opera, comunque, non sarà pronta a breve e, quindi, potrebbero intervenire problemi di cofinanziamento dall’UE, o di taglio dei finanziamenti europei causa i ritardi accumulati nel tempo, oppure potrebbero presentarsi problemi di concreta realizzazione dell’opera. In ogni caso, questo territorio deve investire di più nel corridoio Adriatico – Baltico, che è una novità assoluta nella mappatura europea e di interesse per l’economia locale. Dobbiamo creare le condizioni perché quest’opera possa essere ben inserita nel territorio e affrontata meglio del Corridoio 5».

Per quanto riguarda la riforma sanitaria, pare che se ne parlerà nella prossima legislatura. Se fosse lei a prenderla per mano?

«Prendere per mano che cosa?»

La bozza di riforma del presidente Tondo.

«Ma quale bozza? Ne sono circolate diverse e nessuna. Prima doveva esserci un’azienda sanitaria unica, ora abbiamo capito che forse le aziende sanitarie saranno tre e Tondo,comunque, rinvia la riforma al 2014 perché non è in grado di farla. Noi abbiamo fatto un lavoro lungo più di un anno, abbiamo prodotto un documento che è stato presentato pubblicamente ad Aquileia qualche mese fa. Diciamo che la regione Friuli Venezia Giulia ha una condizione di eccellenza in un contesto nazionale che invece registra molte difficoltà; e vogliamo che questa eccellenza sia salvaguardata e razionalizzata nei costi, perché rischia di non stare in piedi. Bisogna cominciare dalla base, dalla manutenzione ordinaria del sistema sanitario. Dopo le dimissioni dei vertici del dipartimento servizi condivisi, non esiste razionalizzazione del sistema di acquisti, approvvigionamento e logistica, continuano ad esserci problemi con le esenzioni dai ticket, soprattutto quelli per reddito, sono scadute le intese con università e non sono pronti i piani annunciati, come quello per l’emergenza.

C’è fibrillazione in giunta regionale. Si è dimesso l’assessore Garlatti.

«Questa è la conferma di un fallimento. Invece di pensare al Friuli Venezia Giulia e ai suoi problemi, Tondo sta pensando al futuro di un gruppetto di potere, ora piazzando uno al Castello di Colloredo, ora ripescando un altro all’Insiel. Si dovevano riformare le istituzioni e nella migliore delle ipotesi è tutto fermo. Penso alle comunità montane, che dovevano essere soppresse e sono state subito commissariate, con aumento dei costi»

Qual’è dunque la proposta del Pd per la riforma degli enti locali?

«La proposta che fa il Partito democratico è intervenire con forza su una riforma degli enti locali e una riforma delle competenze della Regione. La Regione non può far tutto: è inaccettabile che la Regione eroghi contributi da poche migliaia di euro. Credo sia necessario riprendere le funzioni importanti di programmazione legislativa. Ad esempio, la Regione non ha un piano energetico e industriale. Deve ritornare a fare questo. I Comuni devono avere più competenze e più risorse libere, dentro il piano di sviluppo regionale. E nel ragionamento sono recuperati i vecchi mandamenti che danno poi in fondo l’identità al popolo friulano. È un ripensamento importante che va nell’indirizzo anche di una riforma istituzionale che sta approntando il governo Monti: bisogna tener conto di una specificità regionale che richiede specifiche applicazioni. Tutto questo per salvare da ogni attacco l’autonomia e la specialità del Friuli Venezia Giulia».

Per quanto riguarda il riordino delle Province, sarà mai possibile arrivare alla costituzione del Friuli Storico, da Pordenone a Gorizia.

«Siamo in una situazione di grande confusione. Monti aveva proposto delle province che diventassero enti di secondo livello, ora invece sembra si stia dirigendo verso l’accorpamento delle province più piccole. Io penso che questa regione abbia grandi specificità che non si risolvono semplicemente eliminando due province su quattro. Penso si debba ripartire dal riordino delle funzioni e delle competenze, cominciando dalla regione che è l’istituzione fondamentale e poi a cascata cercare di capire cosa serve ai nostri comuni che sono le istituzioni di prossimità».

Veniamo alla crisi economica. La Regione ha fatto abbastanza per salvaguardare i postidi lavoro ed il diritto al reddito?

«Mettere risorse nella cassa integrazione creando anche la cassa integrazione in deroga credo sia stato utile, ma vale in un momento di emergenza. In una ragione autonoma come la nostra dobbiamo essere in grado di incidere più fortemente sul mercato del lavoro. Rtengo che questa regione debba occuparsi di più e meglio di tutti quegli enti che si occupano di formazione in modo tale che i lavoratori siano formati per trovare posti di lavoro e gli imprenditori formati per creare posti di lavoro. Un esempio è il contratto di apprendistato. D’altra parte gli imprenditori devono essere messi nella condizione di produrre e competere, per creare posti di lavoro. Penso che la regione debba lavorare di più e meglio per consentire l’accesso al credito regionale per supportare le difficoltà di liquidità che hanno molte delle nostre aziende».

Concludiamo con la politica. Il Pd regionale farà le primarie o no?

«Il 21 luglio si terrà l’assemblea regionale del PD e scioglieremo diversi nodi. Ritengo che ci saranno anche i candidati del Friuli Venezia Giulia. Sul programma stiamo lavorando da tantissimo tempo e per quanto riguarda le alleanze abbiamo le idee chiare: le vogliamo molto larghe e che in qualche modo tengano insieme quelle che sono le attuali opposizioni e che possano guardare anche ai moderati. Penso che in questa regione si debba fare il percorso, che ormai mi pare avviato anche a livello nazionale, di mettere insieme davvero i riformisti e i moderati, anche perché abbiamo bisogno delle forze di molti e abbiamo bisogno soprattutto di una regione che non sia sottoposta al diktat di nessuna forza politica, come fa la Lega Nord. Un’alleanza larga serve a dialogare con tutte le parti della nostra società».

La Lega Nord si appella agli autonomisti, così anche voi del Pd.

«Io credo che l’autonomismo vada rapportato ai bisogni del presente, altrimenti si riduce a museo. Perciò rivolgo un appello a tutti coloro che hanno a cuore le sorti di questa regione,perché la situazione è molto complicata e nel prossimo periodo lo sarà ancora di più. In questo contesto è normale che guardiamo anche al mondo dell’autonomismo, con il quale abbiamo sempre parlato. Vorrei ricordare ad esempio l’appoggio dato al sindaco Cecotti, che ha costruito un’ottima amministrazione che ha servito la città di Udine, il quale ora non a caso presiede un’istituzione di avanguardia come Friuli Innovazione. Ha creato le premesse per l’altrettanto buon lavoro di Honsell».

Lei,in definitiva, si candida o no alla presidenza della Regione?

«Fino al 21 luglio non commento».

(intervista pubblicata su “La Vita Cattolica” del 6 luglio 2012)

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