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Il Corridoio cinese

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E’ di pochi giorni fa la notizia che l’azienda cinese China Road and Bridge Corporation (Crbc) ha fatto pervenire un’offerta per la costruzione del tratto rimanente del Corridoio 11 in Serbia.

Il Corridoio 11 è un progetto per collegare la capitale serba Belgrado a Bar, il principale porto del Montenegro. Italia, Montenegro e Serbia stanno moltiplicando gli sforzi per inserire il percorso nei cosiddetti “corridoi paneuropei”. Il progetto, al momento ancora una proposta, è spesso indicato come Corridoio paneuropeo 11 o Corridoio 4b e serve per connettere Bari, Antivari, Belgrado e Bucarest. La sezione montenegrina Antivari-Boljare sarà lunga 164 chilometri ed la più dispendiosa, con un costo stimato intorno ai 2 miliardi di euro a causa di circa 50 galleria e 95 ponti.

La spesa relativa all’ultima sezione, lunga 270 chilometri sarebbe prevista in 2,6 miliardi di euro, e potrebbero essere i cinesi a finanziare il progetto con un fondo da 10 miliardi destinato ai paesi dell’est europeo. Corridors of Serbia, l’azienda pubblica destinataria della proposta, ha detto che si tratta di un’offerta molto seria che, in caso di raggiungimento di un accordo, i lavori potrebbero iniziare entro un anno.
Ancora più recente la dichiarazione del ministro serbo dei Trasporti e della pianificazione urbanistica, Velimir Ilic, secondo cui si tratta del “più grande progetto nella storia della Serbia, dal momento che l’autostrada verso il Montenegro attrae il traffico proveniente da tutta l’Europa centrale ed la via più breve verso il mare”. E’ stato lo stesso Ilic a sottolineare che “anche gli italiani mostrano un grande interesse nel realizzarla, perché per loro rappresenta la maniera più veloce per arrivare in Romania, dove molte aziende italiane hanno le loro attività”. Ricordiamo pure che a febbraio di quest’anno si è tenuto a Belgrado un incontro tra la delegazione economica del Brasile e il ministro delle Infrastrutture e dell’Energia Milutin Mrkonjić, nel corso del quale il paese sudamericano si è detto pronto, anche con il sostegno della sua Banca per lo sviluppo, a investire in Serbia 300 milioni di euro in progetti infrastrutturali. I brasiliani sono interessati innanzitutto al Corridoio 11, alla conclusione dello snodo ferroviario belgradese e alla costruzione di tunnel e impianti sotterranei. Anche in tempi di crisi, Cina e Brasile hanno liquidità da impiegare.
Il ragionamento, forse, non sarà così semplice ma, se noi pensiamo alla difficoltà estrema con cui riusciamo a finanziare le opere infrastrutturali di cui ha bisogno l’Italia, e i tempi richiesti per realizzarle, qualche domanda dovremo pur porcela. Intanto sul crescente peso finanziario che la Cina sta sempre più esercitando in Europa: nessuno si illuda che resterà senza conseguenze, se l’Europa continuerà a presentarsi come un corpo senza testa, incapace di prendere iniziative e raccogliere – in quanto Europa! – le sfide globali. E poi, che se le risorse vanno dove c’è prospettiva di investimento e di ritorno, il fatto che non vengano in Italia è uno dei primi problemi del nostro gap competitivo.

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