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Macroregione?

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Il “Messaggero Veneto” del 9 agosto ha pubblicato questa mia riflessione sul tema della “macroregione”, lanciato da Formigoni e improvvidamente raccolto da Tondo.

 

Il disorientamento induce a mosse affrettate. E affrettata pare la telefonata che Tondo ha fatto a Formigoni in Corea. Sembra infatti poco prudente lanciarsi tra le braccia di un presidente di Regione come Formigoni, per il quale meno di un mese fa è stata richiesta la condanna a un anno per diffamazione, ed è da poco iscritto nel registro degli indagati per corruzione. Tondo dovrebbe andarci piano a inseguire le sparate agostane di un simile personaggio che è alla ricerca disperata del sostegno della Lega che, con Zaia, Cota e altri padani, si frega le mani perché Formigoni ripropone la loro cara vecchia Padania e ombreggia l’inevitabile secessione. Ma forse Tondo è nelle stesse condizioni politiche, cioè appeso al laccio della Lega, come ruvidamente gli ricorda il nostrano segretario del Carroccio, Matteo Piasente. Vagheggiando la sua macroregione, Formigoni non ha mai menzionato il Fvg. Ciò corrisponde a un modo di vedere la nostra Regione che, grazie a Tondo, è uguale da Roma e da Milano: periferia scomoda che non conta niente. Umiliante dunque la rincorsa di Tondo a chiedere ospitalità. Alcune domande. Come si combina la macroregione del nord con l’alleanza delle regioni speciali? Esisterà la specialità del Fvg nella macroregione o ci squaglieremo nel Lombardo-veneto? E le trattative con il Governo chi le farà? Oppure Tondo darà mandato ai fidi Contento e Gottardo di aprire un altro tavolo? La confusione regna dentro il palazzo di Tondo, fuori i cittadini sono lasciati soli. Formigni, Cota e Zaia, avevano la possibilità di indirizzare il nord verso un’integrazione di funzioni territoriali, ma non hanno fatto niente: per questo ora favoleggiano riforme impossibili. Se si vuole far funzionare meglio il nord, a cominciare dal Fvg si facciano le riforme concrete possibili: meno burocrazia, più efficienza della pubblica amministrazione, più federalismo, maggiore celerità dei procedimenti, reti ferroviarie e porti, integrazione di reti e logistica, ricerca e sviluppo. Per fare questo serve volontà politica.

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