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La conversione

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La conversione di Tondo sul rigassificatore dev’essere avvenuta l’altra notte, forse percorrendo la strada costiera che porta a Trieste. Non si spiega altrimenti come un paio di giorni fa, sul quotidiano del Friuli, abbia sostenuto che il rigassificatore si deve fare, e il giorno dopo sul quotidiano di Trieste, dica che in fondo anche no.

Che ci siano problemi tecnici non lo affermano gruppetti di ideologici no-gas, ma tutti gli enti locali della provincia di Trieste dopo aver approfondito per anni la questione. Conoscendoli, è da dubitare siano tutti imbevuti di pregiudizi. Bene perciò che Tondo abbia deciso di tenerne conto. Ma deve dire tutta la verità a tutti, non venderne una double face. Non può continuare a dire agli industriali friulani giustamente affamati di energia “andremo avanti con il rigassificatore”, perché questo è raccontare una favola, come quella del raddoppio di Krsko.

Lo è per il motivo più importante e sottovalutato: la Slovenia ha già detto che il rigassificatore sul suo confine non la vuole, e l’ha ripetuto di recente al più alto livello. Le regole europee sono dalla sua parte, e possiamo star sicuri che la Slovenia ne chiederà l’applicazione. Tondo riuscirà a far cambiare idea agli sloveni? È lecito dubitarne, e in quel caso gli chiederei anche di adoperarsi per convincerli a far stendere una manciata di binari fra i porti di Trieste e Capodistria. Nel frattempo, tra una grande riforma e l’altra, proporrei a Tondo di cominciare subito a stendere quel piano energetico regionale che ancora manca al Friuli Venezia Giulia.

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