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Preferisco il dialogo

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Pubblico l’intervista che ho rilasciato al quotidiano torinese “La Stampa” in merito allo scontro verbale fra Grillo e Bersani

Onorevole Debora Serracchiani, ha sentito che insulti tra Grillo e Bersani… “Fascista”, “piduista”…

Forse non avevano altri argomenti di dialogo.

Non le piace vero questo scontro?

Nemmeno un po’. Io preferisco il dialogo ed evitare sempre i toni forti. E poi non so se l’uso di questo gergo aggressivo e violento della politica arrivi agli elettori.

Grillo insulta. Bersani replica. Non finisce più…

Grillo rifugge ogni contraddittorio ma sa che l’uso di quel linguaggio gli permette di finire sui media. La sua è una vera strategia di comunicazione studiata a tavolino.

Bersani gliel’ha puntualmente mutuata allora? Grillo lo provoca e lui risponde a tono…

Il Pd e Bersani da troppo tempo sono sotto attacco. Diciamo che Bersani si è lasciato trascinare: la festa, il discorso di apertura, Reggio Emilia… A me non piace l’uso di certe parole e di certi toni. Secondo me non paga nemmeno dal punto di vista politico. Ma mi rendo conto che di fronte a un continuo dileggio della politica come quello che fa Grillo… beh, come si dice a Roma: quando ci vuole, ci vuole. Però mi chiedo se questi scontri tra dirigenti politici arrivino all’elettorato.

E cosa si risponde?

Io di Grillo solitamente non parlo. Preferisco parlare agli elettori del movimento 5 stelle. E comunque bisognerebbe cercare sempre di non dividersi, di trovare momenti di coesione anche quando non si è d’accordo al cento per cento.

Bossi è andato avanti per anni con gli insulti. E sui giornali ci finiva sempre, proprio d’estate… Magari è proprio il sale di questa strategia comunicativa…

Capisco che i media ci vadano a nozze con certi scontri dai toni così accesi. Ma sarebbe forse meglio far finta che Grillo non esista e smetterla di ascoltare le cose orribili che dice. Anche perché siamo a un punto in cui il dileggio della politica e l’uso di certi toni così aspri non permette di fare i distinguo necessari tra chi parla. Alla fine i toni aggressivi sovrastano i contenuti del discorso politico.

Ma certi termini, tipo “piduista” o “fascista”, secondo lei le nuove generazioni li capiscono? Alla fine, forse anche per Grillo che si muove soprattutto sul web, sono gli utenti dei new media – quindi soprattutto i giovani – ad essere bombardati da certi filmati e da quegli insulti…

Ci metterei anche la parola “comunista” che Berlusconi usava come insulto con chiunque… La rete sicuramente ha aumentato la velocità della comunicazione. E’ più facile che certe discussioni aspre arrivino ai frequentatori della rete. E’ ovvio che certi termini sono più comuni di altri. Ma la rete ha anche permesso di scoprire i contenuti di certe discussioni. Sono convinta che se Grillo usa il termine “piduista” chi non lo sa vada a vedere in rete cosa significhi.

(intervista pubblicata su “La Stampa” del 28 agosto 2012)

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