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Macroregione?/2

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Continua la telenovela della macroregione del nord inventata da Formigoni. Dopo le piccate puntualizzazioni della Lega, che teme di vedersi scippare la paternità dell’idea, dopo le tiepidissime reazioni di Zaia e Cota, oggi il Celeste corre a precisare che “non vuole scavalcare nessuno” e che vuole “andare avanti assieme agli amici della Lega”.
La realtà è che le cose non si fanno se un progetto politico non è credibile e se non c’è una vera volontà comune a sostenerlo, e la macroregione non è un progetto politico, ma uno spot pubblicitario, e nessuno ci crede sul serio. Anche se a molti farebbe assai comodo poter brindare alla nuova alleanza tra Lega e Pdl, e continuare a tenere così ben saldo il proprio potere nelle amministrazioni di regioni ed enti locali. Ma tutti gli elementi ci dicono che le parabole dei due ex alleati sono ormai irrimediabilmente divergenti: lo stesso nodo rappresentato dall’opposizione della Lega al governo Monti è un enorme ostacolo, che neppure le acrobazie di Formigoni potranno superare. E poi alla fine sempre là si casca: nel secessionismo fuori dal tempo a cui rimane ancorato chi non si rende conto che l’unico orizzonte vero a cui guardare è quello europeo.
Le macroregioni europee nel quadro della politica di coesione dell’Unione europea hanno un ruolo importantissimo di coesione, che va oltre le frontiere nazionali: sono anzi i mattoni su cui si costruisce l’Europa di domani. Per fare un esempio la prima strategia esaustiva mirata a una “macroregione” è stata adottata nel 2009, riguarda la regione del mar Baltico e riunisce le regioni degli otto Stati membri che si affacciano su questo mare. La macroregione di Formigoni è un arnese chiuso nei confini nazionali e ormai superato dalle esigenze dei cittadini e delle imprese.

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