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Cari raccordi

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Gli imprenditori del Friuli Venezia Giulia, dimenticati dalla giunta Tondo e lasciati da soli a fronteggiare i continui tagli e i rincari imposti dalle Ferrovie dello Stato, hanno sottoscritto un appello. Si tratta di un documento, firmato da 54 imprenditori, contro la decisione di Rfi di chiedere ai proprietari dei raccordi industriali un nuovo canone di concessione alla rete: una maggiorazione dei costi ritenuta illegittima e insopportabile. La lettera è stata inviata all’assessore regionale ai Trasporti Riccardi, sollecitato a intervenire immediatamente per avviare un’iniziativa di tutela nei confronti del Governo. Ma dov’erano il presidente Tondo e il suo assessore fino a oggi? Perché non sono intervenuti prima, invece di aspettare che fossero gli imprenditori a denunciare la situazione di grave stallo in cui versano le infrastrutture per il trasporto merci nella nostra regione? Una lettera di questo genere non doveva nemmeno essere scritta, non doveva esistere: Tondo e Riccardi si sarebbero dovuti interessare ben prima al problema. L’assessore sostiene di aver sollecitato quella lettera, di condividere la protesta degli imprenditori e di volerla fare propria, “formalizzando le richieste in una prossima riunione di giunta in modo che la Regione possa stigmatizzare azioni di Rfi non condivisibili nel merito e nel metodo”. Ma è già tardi: la giunta ha ritenuto necessario farsi mettere il problema nero su bianco dagli imprenditori prima di decidersi ad agire. Ricordo che la Regione, congiuntamente ai soggetti interessati, ha la possibilità di intervenire direttamente sull’infrastrutturazione e sui raccordi: valuti dove è più urgente farlo e lo faccia. E apra finalmente una trattativa con Rete ferroviaria italiana.

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