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I tagli di Conforama

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Dopo l’annuncio, da parte di Conforama Italia, del taglio di 198 lavoratori in Italia, impiegati nei punti vendita di Bagnaria Arsa (Udine), Vergiate (Varese), Cittaducale (Rieti), Fasano (Brindisi), Montalto Uffugo (Cosenza), Mililli (Siracusa) e Riposto (Catania), sono stati avviati contatti da parte dei rappresentanti dei lavoratori e degli amministratori locali per tentare di trovare soluzioni alternative al licenziamento.
In un estremo tentativo ho scritto alla dirigenza della multinazionale, per provare a sensibilizzare la proprietà, ma la lettera che ho ricevuto dall’Amministratore delegato di Conforama Italia, conferma che una chiusura completa al dialogo, pregiudiziale e sconcertante.
Anzi l’Amministratore delegato ha rigettato la responsabilità sulle Organizzazioni sindacali le quali, a suo dire, “si sono opposte alla riduzione di personale, chiedendo unicamente, quale soluzione alternativa agli esuberi dichiarati, l’utilizzo dei Contratti di Solidarietà o della Cassa integrazione in deroga, e cioè strumenti che avrebbero ulteriormente posticipato la problematica degli esuberi strutturali senza risolverla”. E’ da chiedersi se dai sindacati Conforama si attenda che accolgano senza batter ciglio i tagli di personale, o che gli amministratori locali assistano inerti all’impoverimento delle loro comunità.
La celerità della risposta, la cortesia formale della lettera e il riconoscimento del ruolo propositivo svolto dai sindaci di Bagnaria Arsa e Palmanova, nulla tolgono al tono irrevocabile della proprietà. Un “no” difficile da accettare anche dopo l’esito deludente del tavolo al ministero dell’Economia.

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