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Il titolo V

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale di riforma del Titolo V, che si propone di riportare alla competenza primaria dello Stato una serie di competenze che ora sono delle Regioni. Un disegno di legge su cui oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è confrontato con una rappresentanza della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome pronunciando al termine parole che rappresentano un’importante garanzia sul rispetto dei principi e dei ruoli sanciti dalla Costituzione e che sottolineano che il ruolo delle regioni non è comprimibile.
La funzione di equilibrio espressa ancora una volta da Napolitano è tanto più rilevante se letta nella luce della nostra specialità regionale; e per la Giunta Tondo dovrebbe essere di incitamento a un atteggiamento di dialogo fermo con i poteri centrali, ma non di sterile conflittualità.
Penso infatti che si debba fare molta attenzione a mettere mano alla Costituzione e comunque lo si debba fare confrontandosi con le regioni. Bisogna schiacciare il malaffare, le ruberie e gli sprechi, non si deve tornare indietro a un centralismo che schiaccia le identità e non valorizza i meriti.
In particolare, tra le regioni speciali, ognuna ha una storia a sé e metterle tutte in un mucchio è assai poco saggio. Far cassa sulle autonomie è l’ultima spiaggia disperata: dal Governo ci aspettiamo prima un grande sforzo contro la recessione e gli sprechi a tutti i livelli.

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