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Il Pd dei giovani

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Matteo de’ Paoli, di Clandestinoweb, mi ha fatto alcune domande sul Pd, i giovani e il ricambio generazionale. Qui il testo dell’intervista

Il Partito Democratico è in subbuglio. E’ naturale ed è giusto che sia così. Le Primarie sono un confronto, politico, in cui i protagonisti devono scoprire tutte le carte. Combattere, anche arrivando ai colpi bassi, per ottenere lo scettro del comando, la leadership del partito. Questo è abbastanza chiaro ed è legittimo. Ma in queste ultime primarie è emerso qualcosa che, prima, non si era visto. C’è una rivalsa dei giovani, sia i leader sia gli elettori, che vogliono staccarsi da un certo modo di fare politica, indubbiamente vecchio. Alcuni, ormai noti, si fanno chiamare “rottamatori”, ma ci sono anche degli altri giovani che vogliono farsi sentire utilizzando altre vie, magari meno eclatanti. E poi ci sono gli addii di peso e qualcuno importante che è stato messo in discussione. Insomma, qualche ingrediente nuovo c’è.

Clandestinoweb ha intervistato l’On Debora Serracchiani, che ci ha illustrato cosa sta avvenendo nel Partito Democratico.

Sembra stia passando il messaggio che tutti i giovani del PD siano per un “Renzi Presidente”, è davvero così?

Secondo me, prima di tutto, sta passando il messaggio che nel Pd ci sono un sacco di giovani, più di quanti parecchi immaginassero. E comunque il confronto delle primarie non è un conflitto generazionale: gli schieramenti non sono solo giovani contro vecchi. Ci sono giovani nei comitati Bersani e ho visto nel pubblico di Renzi molte persone decisamente in là con gli anni. Ricordiamoci che sono primarie per la premiership, non un congresso di partito.

Ci sono molti grandi nomi del Partito che stanno lasciando, altri invece che sono stati messi in discussione. Sta avvenendo un ricambio generazionale?

Un ricambio è in corso ed è giusto che sia così. Il confronto delle primarie lo sta facilitando, ma sono convinta che, a prescindere da ciò, fosse un processo già iniziato e ineludibile per ridare al Pd e alla politica una credibilità che si era un po’ sbiadita negli ultimi anni.

Cosa ne pensa dell’addio di Veltroni?

Che abbia confermato come la politica sia anche fatta di esempio personale. Il gesto di Veltroni è stato un esempio e un segnale importante per tutti. L’autorevolezza di un leader politico non dipende dallo scranno su cui siede bensì dalla forza con cui le sue idee si impongono. Walter lo ha capito e altri hanno deciso di seguire la sua strada. Bene.

Secondo lei D’Alema può dare qualcosa alla politica italiana?

Mi viene da dire che il “caso D’Alema” ormai quasi prescinde da D’Alema stesso, che dubito desiderasse diventare un simbolo di classe dirigente vecchia e arroccata. Ora, siccome acume e cultura politica non gli mancano, sta a lui contribuire in modo nuovo al dibattito nel Pd e nel Paese. Dopo aver seguito le orme di Veltroni e di altri, s’intende.

(Qui il link all’intervista)

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