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Confindustria Udine

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Nell’ambito della campagna di ascolto delle categorie, ho incontrato a Udine il presidente di Confindustria Udine Adriano Luci con il Consiglio Direttivo.
Il presidente Luci, ha subito premesso che è necessario parlarci chiaro: “siamo alla frutta; non c’è più tempo per raccontarcela. L’industria ha bisogno di avere risposte, di poter progettare e tracciare le linee per il proprio futuro”. Ha quindi ha ribadito la centralità del manifatturiero, “attorno al quale va costruito un’economia seria. Anche qui in Friuli Venezia Giulia non c’è futuro senza manifatturiero perché non si può vivere di economia virtuale o di finanze o di ammortizzatori sociali”.
Luci ha poi invocato un deciso cambio di rotta: “Tutti noi dobbiamo partecipare al cambiamento; dobbiamo creare le condizioni per l’efficienza. Quello che stiamo pagando sono la disattenzione, lo spreco e l’ingordigia del passato. Dobbiamo dare spazio ai giovani e non più incarichi ai pensionati”.
Dopo un giro di tavolo tra i componenti del Consiglio Direttivo, durante il quale sono state innumerevoli le problematiche sollevate, tra cui la più ricorrente la carenza di infrastrutture, sono intervenuta ricordando di aver iniziato questa campagna di ascolto verso le categorie produttive e le rappresentanze sociali in vista delle elezioni proprio per tastare il polso della situazione. Credo che quello di scambiarci le opinioni per poi presentare il programma sia un approccio diverso, culturale prima che politico. Del resto la rappresentanza politica ha la necessità di ripensare se stessa e di cercare nuove soluzioni per rispondere alle esigenze e alle nuove criticità di persone e imprese.
Ho espresso anche la mia convinzione dell’opportunità di istituire forme di collaborazione di sistema tra Regione e associazioni economiche: un dialogo costante nel tempo, su problemi concreti e trasversali alle varie categorie, che deve coinvolgere non solo il singolo assessore competente, ma l’intera Giunta regionale.
Ho poi rimarcato la necessità per il Friuli Venezia Giulia di entrare nelle strategie europee con più incisività di quanto è avvenuto finora. Non è che la nostra Regione abbia un peso minore del Veneto, il fatto è che quando si discute sui tavoli europei noi non siamo presenti con il nostro assessore competente e lo stesso succede a Roma.
Alla perdita di competitività del sistema la Regione debba rispondere con interventi sulla legislazione, azioni di riordino dei servizi e delle competenze e sburocratizzazione, un riorientamento delle risorse finanziarie. C’è bisogno di tanta concretezza e pragmatismo.

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