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Made in Italy/2

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Pubblico l’articolo di Euractiv.it che approfondisce il tema della tutela del Made in Italy di cui si è occupato questa settimana il Parlamento Europeo (leggi qui):

Non verrà introdotto l’obbligo di indicazione del paese d’origine dei prodotti industriali di provenienza extra Ue destinati al consumatore finale. Una Caporetto che potrebbe costare molto cara a quel Made in Italy che tutto il mondo ci invidia. Il fenomeno della contraffazione, infatti, sta polverizzando centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore manifatturiero. Alla fine l’hanno spuntata 14 paesi membri su 27 – fra cui la potente Germania – contrari al tracciamento dei prodotti importati dai paesi terzi. Una posizione presa anche sull’onda di alcune recenti sentenze del WTO. C’è da dire però che paesi più protezionisti come la Cina, gli Stati Uniti, l’India, la Giappone, l’Australia e il Sudafrica, obbligano invece i prodotti importati alla denominazione di origine.

Immediato il coro di proteste degli eurodeputati italiani contro la decisione dall’esecutivo di Bruxelles (comunicata il 23 ottobre 2012) di stralciare il regolamento del Consiglio dell’Unione europea che prescriveva questo vincolo. Regolamento comunque finora mai stato approvato dal Consiglio (e quindi mai entrato in vigore), ma votato a larghissima maggioranza nell’ottobre 2010 dalla Commissione Commercio Internazionale del Parlamento.

Questa la posizione espressa da John Clancy, portavoce del commissario per il Commercio Karel De Gucht, che in conferenza stampa ha risposto alle perplessità dei giornalisti italiani: “Capisco che per la vostra e per altre industrie nazionali sia una questione importante, ma la proposta sul Made in è ferma dal 2006 e da allora gli stati membri sono rimasti sempre divisi sulla questione. Si è giunti a un punto di non ritorno, su cui non è stato possibile trovare un consenso in sette anni. Ecco il motivo per cui il dossier è stato ritirato”.

Tra i parlamentari tricolore contrari alla cancellazione della norma, la relatrice del regolamento, Cristiana Muscardini (Fli), assieme a Lorenzo Fontana (Lega Nord), Giuseppe Gargani (Udc), Mario Mauro (Pdl), Niccolò Rinaldi (Italia dei Valori), e gli eurodeputati Pd David Sassoli, Debora Serracchiani e Gianluca Susta, firmatari di una lettera congiunta rivolta al presidente del Consiglio Mario Monti. “Il governo si faccia carico della necessità di risolvere questo problema – chiedono gli onorevoli – non è pensabile né accettabile che l’Italia non sia in grado di far valere oggettivi diritti che riguardano il futuro non solo del nostro paese, e di cui beneficerebbero i consumatori di tutti i paesi europei”.

Secondo Muscardini è “stato compiuto un vulnus al sistema democratico europeo e una grave mancanza di attenzione, in un momento di cosi grave crisi economica anche per l’aumento esponenziale delle merci contraffatte e illegali, alle esigenze di un mercato corretto”. Continua l’eurodeputata: “Come relatore metterò in essere tutte le iniziative possibili perché sia sanata questa situazione ed invito perciò la Commissione a presentare subito una proposta alternativa e a risolvere il conflitto perenne tra Stati produttori e Stati solo importatori, conflitto che di fatto ha impedito non solo l’approvazione del Regolamento ma una vera politica commerciale comune.”

“La battaglia per il regolamento sul Made in deve ricominciare, presto e con più determinazione” ha affermato Debora Serracchiani, che sostiene la “necessità di non lasciare nulla di intentato per mantenere aperta una prospettiva futura al Made in, attivando un nuovo e più stretto coordinamento con il governo, il commissario Tajani e gli stakeholder. L’export è la chiave della ripresa dell’Italia e non possiamo più permettere sgambetti da parte di altri paesi che – ha sottolineato – evidentemente sono più abili di noi a fare lobby in Europa”.

Gianluca Susta sottolinea che “la Commissione non è l’unica responsabile di questa amara decisione che mortifica il Parlamento europeo che, in sede legislativa, nell’ottobre del 2010, a larghissima maggioranza, approvò la proposta di regolamento. La colpa è soprattutto del Consiglio, della maggioranza di blocco guidata da Germania e Gran Bretagna che, ancora una volta, penalizza l’industria manifatturiera europea”.

Le imprese: duro colpo sotto la cintura

Tra le reazioni degli imprenditori c’è quella presidente di Federlegno Arredo, Roberto Snaidero, che giudica “pessimo questo risultato, che si traduce in un danno secco per i paesi come l’Italia che puntano sui prodotti di qualità e che giustamente vogliono essere tutelati dalla concorrenza sleale di merci a basso costo e di bassa qualità. Per un pezzo di manifatturiero del Nordest – ha concluso – è un duro colpo sotto la cintura”.

Per il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini: “Dobbiamo purtroppo constatare che l’Ue non intende valorizzare il proprio patrimonio di impresa diffusa. Con questa decisione l’Europa rimane l’unico continente che non prevede alcuna tutela per l’origine delle merci”.

(tratto dall’articolo di Alessandra Flora su Euractiv.it)

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