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Io e le primarie

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In molti mi avete chiesto la mia posizione sulle primarie, e la stessa domanda mi è stata posta anche dai media: forse non sono riuscita a spiegarmi come volevo. Sarò il più chiara possibile: ho il dovere di non entrare in questa competizione. La mia condizione di candidata alla presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia mi impone l’obbligo di essere punto di sintesi e convergenza per tutto il partito regionale e oltre, indipendentemente dalle preferenze di ciascuno per un candidato o l’altro. L’accusa di non parlare per furberia o tattica è del tutto fuori luogo. Se avessi voluto fare scelte “furbe” avrei sfruttato le primarie per consolidarmi un ruolo nazionale, avrei puntato a un seggio sicuro in Parlamento, avrei trattato per qualche pesante carica di partito. Invece ho deciso di mettere la mia faccia al servizio del Pd e della coalizione accettando una candidatura difficile come quella a presidente di una regione del nord. L’ho fatto per ricambiare la fiducia di migliaia di cittadini e andare incontro alla richiesta unanime di tutto il partito regionale. Ora, avendo assunto questa responsabilità, non dovrei esserne completamente assorbita? Invece di fare campagna elettorale con tutte le forze per mandar via il centrodestra dovrei fare campagna per le primarie? Questo sarebbe un abbandono del campo che giustamente non mi sarebbe perdonato. Quindi, faccio quello che sento il mio dovere: cominciare a cambiare l’Italia partendo dalla mia Regione. Spero che altri democratici, molti, giovani e innovatori, sentano questo imperativo in tanti territori del nostro Paese, che presto andranno al voto. E spero che vinceranno, contribuendo alla vittoria anche del candidato premier che sarà scelto dalle primarie.

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