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Frequenze Tv

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Nonostante alcuni passi avanti fatti dopo la caduta del governo Berlusconi la situazione delle frequenze televisive in Italia mostra ancora diverse criticità che l’Europa non può che sottolineare. In questo articolo di Euractiv il quadro della situazione.

Il congelamento del “beauty contest” non basta: per la Commissione europea l’assegnazione delle frequenze per il digitale terreste deve facilitare l’ingresso di nuovi operatori e di piccole emittenti. Così Antoine Colombani, portavoce del commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia, sintetizza le richieste di Bruxelles per chiudere la procedura di infrazione avviata nel 2006 nei confronti dell’Italia a causa dell’eccessiva chiusura del mercato televisivo.
E avverte: l’intera procedura sarà sottoposta a un “attento monitoraggio”.
A settembre il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato una prima bozza del provvedimento sulle frequenze televisive. Con la legge 44/2012, il Governo aveva infatti richiesto all’Agcom di formulare le procedure di gara su cui dovrà basarsi l’asta pubblica per l’assegnazione dei diritti d’uso.
Ma, arrivate sul tavolo della Commissione europea – in ritardo rispetto alla scadenza fissata a giugno -, le nuove regole hanno subito suscitato una serie di perplessità, poi raccolte in una lettera inviata all’Authority. Secondo l’analisi di Bruxelles la procedura andrebbe a confermare quella stessa posizione di vantaggio degli operatori più grandi, e in particolare di Rai e Mediaset, che la procedura di infrazione contesta. Oltre a non gradire la decisione di riservare una sola frequenza ai nuovi entranti, secondo quanto anticipato da “La Repubblica”, la Commissione Ue avrebbe chiesto di escludere dalla gara Mediaset e Rai, che con l’acquisto di nuovi pacchetti digitali – i cosiddetti multiplex – supererebbero la soglia – pari a cinque – imposta da Bruxelles. Sempre in tema di multiplex, l’Esecutivo comunitario contesta il periodo di assegnazione fissato dall’Agcom: cinque anni sarebbero troppo pochi perchè nuovi operatori riescano a recuperare gli investimenti effettuati, ma sufficienti per Rai e Mediaset, che quindi sarebbero favoriti. Meglio allora, secondo l’Esecutivo comunitario, prolungare le licenze a 15-20 anni.
All’Authority ora il compito di rispondere – e adeguare il testo – alle osservazioni di Bruxelles. Al di là delle consultazioni con la Commissione previste dalla legge italiana, l’Esecutivo non mollerà la presa fino a quando non ci saranno le condizioni per chiudere la procedura di infrazione.

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