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Diffamazione

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Oggi nell’aula del Senato, grazie alla battaglia portata avanti con tenacia dal Partito democratico in difesa della libertà di stampa, il pessimo ddl sulla diffamazione è decaduto. Davanti alla morte di un provvedimento liberticida e dannoso come questo non si può che tirare un sospiro di sollievo. Per giorni la Federazione editori giornali e il sindacato dei giornalisti hanno lanciato appelli congiunti affinché il Parlamento evitasse di approvare leggi profondamente sbagliate e dannose come questa, invitando le Camere a lavorare a una riforma seria ed equilibrata della diffamazione a mezzo stampa. Una battaglia e un appello, quello lanciato da editori e giornalisti, che condivido con convinzione. Il ddl sulla diffamazione, se approvato dal Parlamento, avrebbe infatti limitato la libertà di stampa e non avrebbe di certo risposto alle esigenze del sistema dell’informazione di un Paese moderno e civile, semplicemente perché non sarebbe stato in grado di conciliare valori costituzionali fondamentale come la libertà di stampa e la tutela dei cittadini. Per salvaguardare la libertà di stampa, che è uno dei più preziosi beni collettivi, e fondare un nuovo sistema dell’informazione moderno e corretto, una via praticabile può essere quella, proposta da Fieg e Fnsi, di introdurre equilibrate sanzioni economiche e rettifiche documentate.

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