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Colpa nazionale

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I dati annuali sulla corruzione resi noti da Transparency International collocano anche quest’anno l’Italia in una posizione a livello mondiale che può essere definita in un modo solo: vergognosa. Una vergogna che accomuna tutto il Paese e che ovviamente investe maggiormente una classe dirigente incapace finora di mettere un freno a quella che, con tutta evidenza, è la prima emergenza nazionale. Il risultato di vent’anni di malgoverno è sotto gli occhi di tutti, e non può bastare certo quello che ha potuto fare l’attuale governo per dare una soluzione definitiva al problema. Questo dovrà essere il primo punto del programma di governo del centrosinistra.
Vi posto un articolo di Euractiv.it che fa il quadro della situazione.

A livello mondiale l’Italia si posiziona al settantaduesimo posto nella classifica stilata da Transparency International che misura la percezione del livello di corruzione delle istituzioni pubbliche. Meglio di noi hanno fatto paesi come il Ruanda e il Sud Africa, in cui soltanto negli ultimi anni si sono insediati ordinamenti democratici.
Secondo la fotografia scattata dall’organismo internazionale sulla base di una serie di indicatori, siamo molto distanti dai tre paesi più virtuosi, Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda, che totalizzano il punteggio massimo: un bel 90. Seguono, a poca distanza, Svezia, Singapore, e Svizzera. Più che discreta la performance degli Stati Uniti, diciannovesimi.
I membri dell’Ue si sparpagliano, ma fanno quasi tutti meglio di noi: buona la prestazione della Germania (13° posto), che supera la Gran Bretagna (posizione 17) e la Francia (22). Dopo l’Italia, che per l’appunto si piazza al 72° posto (ex aequo con la Bosnia Erzegovina, che però non fa parte dell’Ue), ci sono solo la Bulgaria (75) e la Grecia (92). Rispetto al 2011 l’Italia è peggiorata, scendendo nella classifica di ben tre posizioni.
In base alla rilevazione, gli stati più corrotti sono nell’ordine la Somalia, la Corea del Nord e l’Afghanistan. Con il punteggio più basso, solo 8 punti, si collocano al 174° posto. A seguire, poco più in alto, il Sudan e il Myanmar, dilaniati da guerre civili e da regimi dittatoriali.
E’ dal 1995 che Transparency International misura il grado di corruzione in tutto il mondo pubblicando un rapporto annuale, per il quale si avvale del supporto dei suoi cosiddetti “capitoli”, cioè gli uffici nazionali. A fornire i dati sono solo istituzioni o organismi.

(articolo tratto da Euractiv.it)

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