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Hypo Bank Italia

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Il progetto di riorganizzazione avviato dalla Hypo bank in Italia ha portato al mancato rinnovo del contratto per tutti e 40 i lavoratori assunti a tempo determinato e all’avvio delle procedure di licenziamento di 118 dei 403 dipendenti. Una riorganizzazione attuata in maniera cieca che, come dimostrano anche gli interventi sulla stampa locale del vicedirettore generale dell’istituto bancario Daniele Metus, non ha nemmeno tenuto conto degli ammortizzatori sociali regionali che favoriscono i contratti di solidarietà. Ho chiesto con un’interrogazione che la Commissione europea intervenga per salvaguardare i posti di lavoro in pericolo e per far sì che ai dipendenti venga riconosciuto il diritto contrattuale previsto dalle normative europee per il settore bancario.
Il 5 novembre la Commissione europea ha approvato un piano di aiuti di emergenza per il salvataggio della banca austriaca Hypo Group Alpe Adria, con un piano di ricapitalizzazione del gruppo bancario di 1,5 miliardi di euro. Nonostante le Organizzazioni sindacali stiano insistendo da tempo per conoscere le future strategie della Società in Italia al fine di concertare l’attivazione degli strumenti per il contenimento del costo del lavoro, continuano a non ottenere né risposte in merito né disponibilità ad attivare gli ammortizzatori di settore, ma anzi un secco rifiuto di accordare un piano incentivato volontario di dismissioni. Perciò a maggior ragione dopo l’erogazione di ingenti aiuti, è indispensabile che la Commissione europea vigili sulle modalità del piano di ristrutturazione richiesto alla Società e sulle sue conseguenze sociali.
Ho anche inviato una lettera personale a Gottward Kranebitter, l’amministratore delegato di Hypo Group Alpe Adria, la holding carinziana che possiede l’intero capitale di Hypo Italia, rilevando che il metodo di tagliare lo staff non dimostra responsabilità verso il riconoscimento dei diritti contrattuali, specie in un momento di crisi internazionale.

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