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Un voto utile

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Ho pubblicato su “Il Post” questo articolo sul Pd, il centrosinistra e la campagna elettorale nazionale e regionale che abbiamo davanti.

Da più parti arrivano inviti a non cedere alla tentazione, inveterata a sinistra, di partire con una campagna elettorale all’insegna dell’“antiberlusconismo”. Per qualcuno significa lasciarsi trascinare ancora una volta sul terreno più favorevole al Cavaliere, quello cioè dello scontro personale e ideologico duro, che mette muro contro muro i “buoni” e i “cattivi”. Con il punto non trascurabile che è difficile poi chiedere i voti a gente che hai preso politicamente e moralmente a schiaffi, dicendole che finora sono stati compari del demonio. Quanto più si enfatizza la contrapposizione, tanto più Berlusconi gode: lui contro tutti è il suo copione preferito. D’altra parte, non manca nemmeno chi, mosso da fondato etico disgusto, ritiene che non si possa trattare con i guanti un episodio di negromanzia politica come l’ennesima discesa in campo di Berlusconi. In fondo, mentre in tutte le cancellerie d’Europa scuotono la testa, perché proprio i riformisti, la sinistra, l’opposizione in genere, dovrebbero astenersi dai toni più duri?
Io penso che gli elettori non siano stupidi. Berlusconi, di notte e a tavolino, sta pensando alla nuova strategia di “spacchettamento” del Pdl: un po’ di colonnelli ex An di qua, un po’ di Pdl-doc di là, un pizzico di Santanché qua e là, spostando le sue forze come gli aerei di Mussolini. Anche qualche suo diadoco di provincia immagina di imitarne la strategia alle prossime regionali, presentando liste Pdl sotto falso nome (l’esempio ce l’ho in casa, è il presidente del Friuli Venezia Giulia). Berlusconi e i suoi seguaci forse si illudono che la memoria dello sfascio provocato negli ultimi venti anni, con la più recente peggiore deriva, verrà cancellata nei cittadini come per incantesimo.
Continuo a pensare che gli elettori non siano stupidi anche quando si tratta di giudicare il mio partito, la coalizione da costruire e il futuro da proporre. Le primarie sono state una prova difficile, rischiosa, ma l’abbiamo vinta assieme ai cittadini che hanno raccolto l’appello alla partecipazione, una partecipazione a milioni di persone in carne e ossa in fila. Abbiamo chiesto di scegliere sul serio, e loro lo hanno fatto: dovremmo aver capito che un metodo simile va applicato alla selezione dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Non per “far fuori” qualcuno, ma perché il partito si rafforza ogni volta che alza la bandiera del rinnovamento e della trasparenza.
Sappiamo che la competenza per stare al Governo e guidare il Paese ce l’abbiamo, e che i mercati sarebbero tranquillizzati da un esecutivo Bersani con alle spalle un Pd molto robusto a far da garante di stabilità. Penso che questo sarebbe un voto che i cittadini darebbero più volentieri e più numerosi a un Pd in cui la circolazione dei metodi e delle facce nuove fosse incisiva e percepibile. Questo sarebbe un voto veramente utile da proporre. Questo potrebbe anche essere il modo di contrapporsi, con ferma concretezza, alle ambizioni senescenti di Berlusconi. E forse anche per intercettare quanti si sono lasciati affascinare dal magnetismo ribelle di Grillo, e poi sono rimasti delusi dai suoi sistemi autoritari o dalle parlamentarie in formato condominio.

(Pubblicato su “Il Post” l’ 11 dicembre 2012)

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