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Cinque anni di solitudine

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Nei giorni scorsi a Trieste il presidente Renzo Tondo ha tenuto la conferenza stampa di fine anno in cui con le solite favole ha tentato anche di tratteggiare il bilancio della sua legislatura.
Tondo ha detto tutto meno una cosa: la verità, e cioè che in cinque anni i cittadini del Friuli Venezia Giulia sono diventati più poveri e isolati.
Fare cattiva politica è prendersi i meriti altrui, come fa Tondo sulla vicenda del debito, su cui continua a raccontare la favola dell’amministrazione virtuosa mentre è giusto ricordare che i fondi con cui il debito fu ridotto sono il risultato non di lotta agli sprechi ma di un accordo con il governo nazionale stipulato fra Prodi e Illy. È poi singolare rivendicare la stabilità di una maggioranza che l’ha obbligato a rimpasti in serie e che anche in queste ultime ore ha dato uno spettacolo indecoroso gettandosi sulle spoglie della finanziaria, affamata di clientelismo preelettorale. Questo non è governare, è tirare a campare.
Stendiamo un velo pietoso sui capitoli crescita e infrastrutture, dove si registrano i fallimenti più gravi. Non vale scaricare la colpa sul Governo, fingendo di dimenticare che fino a un anno fa lo guidava Berlusconi, perché la nostra Regione va generalmente peggio di regioni con analoghe caratteristiche economiche e sociali, come l’Emilia Romagna e il Veneto, che nemmeno godono di autonomia o specialità.
La dichiarazione di pieno appoggio di Tondo a Berlusconi, infine, sgombra il campo da qualsiasi dubbio su fantasie autonomiste. Sono d’accordo con Tondo su un’unica cosa, che non bisogna dire bugie: quindi la smetta.

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