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Priorità lavoro

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Pubblico l’intervista che ho rilasciato a Denis Conte per Trieste All news

Sembra che la data per le regionali sia in aprile, dunque no electionday, un commento?
«L’election day sarebbe stata una soluzione ragionevole e Tondo avrebbe dovuto prenderla subito in considerazione. Purtroppo non ha dimostrato di avere a cuore i soldi dei contribuenti, perché l’election day avrebbe fatto risparmiare denaro pubblico. A prescindere dalle ragioni portate, la realtà è semplice: Tondo sa che il clima generale è molto sfavorevole al suo partito e alla sua coalizione, e teme di essere travolto dalla valanga. Lo riprova il fatto che addirittura pensa di cambiare il nome della lista con cui presentarsi alle regionali, perché il Pdl è a pezzi e impresentabile».

Lei è stata la prima a scendere in campo, dimostrando di avere le idee ben chiare per governare questa regione, può dirmi i punti principali del suo programma?
«La priorità assoluta in agenda deve essere il lavoro. Lo impone l’attuale momento di crisi, che sta soffocando alcune delle più consolidate realtà produttive della regione, mandando in fumo centinaia di posti di lavoro. Basti pensare ai casi triestini più eclatanti: Ferriera, Sertubi, Duke, Italcementi, ma anche piccole imprese ed esercenti. Il lavoro non si crea, ma si possono creare le condizioni creare lavoro, ad esempio rendendo il territorio attrattivo e competitivo per le imprese. Come? Noi cominceremo subito semplificando e sburocratizzando, e rivedendo gli strumenti regionali del credito. Anche il potenziamento delle infrastrutture è fondamentale per il futuro del nostro territorio. Penso in particolare allo sviluppo dei collegamenti autostradali e ferroviari, e agli investimenti sulla portualità: il porto di Trieste rappresenta un asset straordinario non solo per il Friuli Venezia Giulia, ma per l’intero Paese. Riformeremo il sistema degli enti locali, superando le province e riscrivendo un ordinamento nuovo e più snello».

Sul fronte alleanze ha già definito la coalizione che contenderà la regione a Tondo?
«Prima ancora che alle alleanze, penso ad una grande comunione di intenti, un progetto condiviso che mobiliti tutte le risorse regionali: intellettuali, forze economiche, del lavoro, religiose, del volontariato, il nerbo di questa società, di ciò che la politica del centrodestra non è stata in grado di unire. In questi mesi ho ascoltato associazioni e categorie, per riallacciare un dialogo tra la politica e la società regionale, che hanno effettivamente vissuto una stagione di scollamento, e mi sono convinta che c’è un gran lavoro da fare per ricucire. Sul fronte dei partiti, abbiamo aperto un dialogo sul programma con Sel, Socialisti, Idv, movimenti civici: un percorso che non rimane chiuso».

Qual è la sua posizione su rigassificatore ed elettrodotto?
«Il rigassificatore oggi è incompatibile con Trieste. Le condizioni e il contesto economico sono infatti cambiati radicalmente negli ultimi anni. Non solo c’è l’importante fattore ambientale da considerare, ma anche che Trieste necessita di un forte progetto di rilancio, che non può prescindere dallo sviluppo delle sue potenzialità portuali: un percorso che sarebbe soffocato dal rigassificatore. Bene ha fatto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini a disporre un supplemento di istruttoria sulla Valutazione di impatto ambientale dell’impianto. Alla base c’è, appunto, la necessità di verificare i possibili conflitti tra il rigassificatore, il traffico marittimo e lo sviluppo delle attività portuali. Porre ostacoli allo sviluppo economico del capoluogo regionale sarebbe un errore inammissibile e una scelta insensata. Per quanto riguarda l’elettrodotto, invece, non sono contraria al progetto, ma credo che sarebbe necessario ragionare più a fondo di infrastrutture energetiche e, soprattutto, elaborare un serio piano energetico regionale».

(intervista pubblicata su Trieste All News il 20 dicembre)

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