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Il giorno del ricordo

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Oggi ho partecipato alle celebrazioni del Giorno del Ricordo che si sono tenute al monumento nazionale della Foiba di Basovizza. Ho sentito come un obbligo morale e un dovere civile essere presente in quel recinto di sofferenza.
Il trascorrere del tempo, l’assottigliarsi delle file dei testimoni e l’affievolirsi della memoria sono i più tenaci avversari della giustizia e dei diritti, perché la tentazione umana è sempre di prendere congedo dal dolore e dai debiti non pagati. E l’oblio rischia di essere, per gli infoibati come per gli esuli istriani, fiumani e dalmati, l’ultimo e più crudele sfregio. Per questo la Repubblica volle che fosse una legge a sancire l’orrore delle foibe e lo strazio dell’esodo.
A fronte di questo esile e tardivo risarcimento morale, agli esuli tocca ancora assistere all’offesa di striscianti negazionismi e di ricorrenti atti vandalici che colpiscono i luoghi che custodiscono il ricordo: gesti che meritano una condanna netta, unanime e senza riserve. Il ricordo dei tragici fatti del confine orientale deve essere custodito come un monito solenne, e mai più strumentalizzato.

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