abbonati: Post | Commenti | Email

Incazzata

0 comments

foto debora udinese channelIeri ho rilasciato un’intervista a “La Stampa” che vi riporto.

«Sono terribilmente incazzata con il mio partito. Ma noi non possiamo né dobbiamo subire gli inciuci di Roma».
Debora Serracchiani, chi è che non può subire gli inciuci?
«Ora lo spiego. Ma prima voglio dire una cosa: i vertici del Pd si sono dimenticati dei problemi veri degli italiani, del Friuli Venezia Giulia – dove sono candidata – e della vita reale, per precipitare in questo pozzo senza fondo. Però li avverto, noi non abbiamo nessuna intenzione di suicidarci con loro».
Insisto, noi chi?
«Esiste una parte del Pd ancora viva, vitale e capace. E’ quella che lavora nei territori, come faccio io nella mia Regione. L’atteggiamento dei nostri dirigenti in questi giorni è inaccettabile».
Sbagliata la scelta di Marini?
«Tragica. Né opportuna né intelligente. Siamo finiti per l’ennesima volta nella trappola di Berlusconi che ha come unico obiettivo quello di disintegrarci. Quando ho sentito il nome di Marini ho ripensato alla Bicamerale. Poi ho anche visto la foto di Bersani che abbracciava Alfano e ho pensato: abbiamo toccato il fondo. Ma il peggio doveva arrivare».
L’umiliazione di Prodi?
«Il modo in cui è stato trattato è indecente. E pensare che ieri mattina sull’indicazione del suo nome c’era stata una standing ovation. Ma che parlamentari abbiamo?».
Tardive le dimissioni di Bersani?
«Anche prima di questo disastro la storia aveva presentato il suo biglietto di saluti a una classe dirigente – non solo nostra – ormai fuori sincrono. Ma è inutile guardare indietro. Bersani ha dichiarato che aspetterà l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Bene. Io mi auguro solo che ci si arrivi in fretta».
Seguendo quali strade?
«La più ovvia è Rodotà. Oppure Emma Bonino. L’importante è che si tenga conto della sensibilità del Paese e non si facciano ancora scelte scriteriate».
D’Alema?
«Ecco. Per esempio».
Se ne esce?
«Nonostante questo terribile stress test ne verremo a capo. Con una nuova classe dirigente».
Lei ne farà parte?
«Credo nel Pd. Faccio politica perché c’è il Pd. Mi impegnerò non solo per tenerlo in piedi, ma anche per rivoluzionarlo».
Qual è stato il sasso che ha causato la valanga?
«Le primarie Bersani-Renzi. Alla vigilia delle elezioni è stato controproducente lanciare il guanto di sfida nel campo amico anziché in quella avversario. Io vorrei le primarie per tutto. Ma non in questo modo, che alla fine ci ha ucciso».
Bersani è al tramonto, Berlusconi riempie ancora le piazze.
«Berlusconi è una malattia da cui non guarisco. Come quei fastidi che ti fanno dire: sono 20 anni che ho la psoriasi. L’Italia merita qualcosa di diverso, ma lui spesso legge gli eventi in anticipo. E proprio qui sta il fallimento della politica».
Scusi?
«Abbiamo sulla scena un comico comunicatore e un comunicatore comico».
Troppo facile metterla così.
«Forse. Ma Grillo ha la sua storia. Così come la storia di Berlusconi è quella dell’autoproclamatosi imprenditore-operaio. Le radici non si cambiano».

(intervista di Andrea Malaguti pubblicata su “La Stampa” del 20 aprile 2013)

Segnala questo post anche su:

Leave a Reply

Prossimi appuntamenti

Clicca su Agenda per visualizzare il calendario completo