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Fvg e Lombardia

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Venerdì scorso il quotidiano “Il Piccolo” ha ospitato sulle sue pagine un mio scambio epistolare con Umberto Ambrosoli sui rapporti fra il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia e le prospettive di sviluppo e collaborazione del Nord Italia. Posto qui le due lettere:

La lettera di Umberto Ambrosoli

Carissima Presidente, La sua recente affermazione elettorale è stata la dimostrazione che alla ondata di confusione e di demagogia imperante è possibile non solo resistere ma reagire con successo. In questo senso quanto avvenuto in Friuli Venezia Giulia è stato una tappa importante, se non decisiva, per dimostrare che la buona politica e la buona amministrazione possono raccogliere il consenso dei cittadini; che è possibile un dialogo nuovo, pacato e approfondito, sulle soluzioni che ci permettono di superare insieme la terribile crisi in atto; che, soprattutto nella sinistra, lo “sconfittismo” può essere sconfitto! Per questo il valore della sua straordinaria esperienza interessa tutto il territorio nazionale. E riguarda soprattutto il Nord. Già in Lombardia si era avvertita la svolta, avendo le ultime elezioni chiaramente indicato la possibilità e concretezza di una praticabile contendibilità della ventennale egemonia del centrodestra. Lei ha dimostrato che un ricambio e una generazione giovane e innovativa possono raccogliere e vincere la sfida per governare con nuovi concetti di responsabilità e di partecipazione attiva dei cittadini. E la sola comparsa della Sua nuova amministrazione ha già messo un limite invalicabile ai sogni barbari di una “macroregione del Nord” tanto velleitaria quanto intrinsecamente secessionista. Non che in Lombardia non sia avvertito da tutti il bisogno di un coordinamento e di politiche sovraregionali più efficaci. Ma noi ci opponiamo all’idea di una nuova sovrastruttura burocratico-amministrativa, utile solo a creare nuove poltrone e ad allontanare dai cittadini il luogo delle decisioni. E invece proponiamo esattamente il contrario: coordinamenti funzionali per politiche efficaci, coerenti, omogenee sulle tematiche sociali e sulle filiere industriali. Su questo già è possibile impostare un dialogo tra Regioni, così come tra Lombardia e Friuli Venezia Giulia. E questo è anche il senso vero che ci viene indicato da Bruxelles, non quello distorto da una concezione leghista, tutta interessata all’autoaffermazione partitica, che dice di volere la Macroregione nel senso europeo, e poi propone il “marone” come nuova moneta e minaccia il referendum per uscire dall’euro! Non dobbiamo chiuderci costruendo nuovi recinti i quali, seppure più larghi, sempre recinti restano! Dobbiamo aprirci all’Europa, riuscire a competere, come regioni del Nord, per avere una maggiore influenza, capace di esprimere una guida nelle decisioni più importanti delle istituzioni europee. Dobbiamo riuscire ad esercitare una concreta egemonia nei processi di ristrutturazione economica e sociale che coinvolgono le vaste aree sovranazionali in cui sono inseriti i nostri territori. Penso all’arco alpino e a quella “Convenzione delle Alpi” che già coinvolge oltre 50 milioni di abitanti. O alla stessa area balcanica e mitteleuropea e ai complicati problemi di integrazione euro mediterranea. In questo quadro possiamo agire insieme, Lei con la responsabilità del governo di una regione, noi con quello di minoranza non spettatrice rassegnata in un’altra. Garantendo le istanze dei nostri territori e favorendo risposte nuove alle esigenze dei nostri concittadini. E forse su questo, carissima Presidente, un dialogo nuovo e continuo che avvicini Milano e Trieste può, senza alcuna presunzione, essere un utile contributo per aprire nuove prospettive alla politica italiana.

La mia risposta

Caro Umberto, avere la responsabilità del governo di una Regione significa avere l’opportunità di incidere su più livelli, di utilizzare strumenti che hanno riflessi diretti sulla vita dei cittadini, ma significa anche contribuire a realizzare una visione politica che può essere molto più ampia della Regione stessa. La tua importante esperienza alle elezioni regionali in Lombardia vale anche perché comprova due fatti. Che la proposta che il centrosinistra ha elaborato nel corso del tempo non si è dimostrata sufficientemente credibile per superare uno schieramento che pareva ormai inesorabilmente usurato dal potere e dal malaffare. E che, tuttavia, il cuore produttivo del Nord non è necessariamente un inespugnabile castello nelle mani del centrodestra. Tu hai rappresentato la concreta speranza di espugnare quel castello: hai avuto il coraggio di marcare una differenza col passato e di scendere in campo, e sono convinta che anche dalla tua esperienza stia nascendo un nuovo centrosinistra lombardo, non utopico né nostalgico, capace di vincere la sfida del governo. È necessario un grande cambiamento culturale e politico nelle classi dirigenti del centrosinistra settentrionale, che devono diventare attendibili interlocutori della società intera, e non solo di settori con i quali è stato abituale il dialogo. Non possiamo rassegnarci a che tanta parte del Nord percepisca come fisiologica l’assenza di alternanza. Ma non è solo una questione di rappresentanza politica, si tratta di una questione molto più ampia – ed è una parte della “questione settentrionale” – cioè della necessaria e profonda presa di coscienza del ruolo di questo territorio nel cambiamento epocale che è in corso. Il Nord è cerniera tra Europa continentale e mediterranea, con decine di milioni di abitanti, un elevato rapporto tra abitanti e imprese, produttore del 70% dell’export nazionale, è connesso – spesso male – con reti europee e globali. Questa parte di continente euromediterraneo è costituito da una metropoli, da grandi città, dalla provincia profonda attraverso cui appare difficile leggere o interpretare i confini e dove le cosiddette “comunità di fabbriche”, i distretti, i poli produttivi, sono in continua e spesso sofferta trasformazione. Queste caratteristiche del Nord, con tutte le differenze da cui esso è inciso e identificato, ci sollecitano, come giustamente tu sottolinei, a un rafforzamento della collaborazione interregionale. Servono perciò modalità organizzative istituzionali con carattere di stabilità, che favoriscano la costituzione di politiche e provvedimenti comuni, coerenti e integrati al loro interno, che generino effetti positivi per le imprese e rafforzino il ruolo relativo di quest’area rispetto al resto del mondo. Per vincere al Nord, una rinnovata classe dirigente del centrosinistra dovrebbe proporsi con questo orizzonte di lavoro. Una linea di comunicazione privilegiata tra la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia non sarebbe una novità, risalendo agli anni Ottanta l’Associazione dei Cinque motori d’Europa, in cui eravamo assieme. Pure, la nuova Europa che ci stiamo sforzando di costruire assegna alle Regioni compiti rilevanti di cooperazione, che vanno oltre i confini dello Stato e ambiscono a creare aree territoriali transnazionali: le vere regioni europee. Il Friuli Venezia Giulia, cofondatore dell’Euroregione “Senza confini”, ambisce ad essere all’avanguardia in questa missione, utile ai nostri cittadini, al Nord, al Paese e alla causa dell’Europa unita.

(Pubblicate su “Il Piccolo” del 28 giugno 2013)

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