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Basta ricatti

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Pubblico l’intervista di Marco Ballico che “Il Piccolo” ha pubblicato a Ferragosto sulla situazione nazionale, il congresso del Pd e le prospettive regionali.

TRIESTE Sì, Debora Serracchiani sta con Matteo Renzi. E, come il sindaco di Firenze, vuole le primarie aperte per la nomina del prossimo segretario del Pd. Quello che, «fin tanto che non cambiano le regole», sarà anche il candidato premier alle prossime elezioni. Eventualità non troppo lontana, fa capire la presidente del Friuli Venezia Giulia, se si confermerà «il vero limite di questo governo: lanciare proposte forti, in grado di cambiare il volto dell’Italia». Nulla che possa giustificare, peraltro, «i ricatti di un condannato».

Partiamo allora da Berlusconi. La politica si sta mostrando “morbida” nei suoi confronti dopo la condanna definitiva nella vicenda Mediaset?

Quella vicenda è la certificazione di cose note e andrebbe dunque archiviata senza preoccupazioni da un punto di vista politico.

Quindi è d’accordo con il segretario del Pd Epifani che sostiene la logica dell’applicazione della sentenza, come del resto anche il capo dello Stato?

In un Paese normale, che l’Italia non è, in un caso del genere si andrebbe spontaneamente fuori dalla politica. A maggior ragione in condizioni nelle quali l’allontanamento è sancito pure dalla Cassazione. Mi pare nell’ordine delle cose, senza alcun furore ideologico.

È parso che Berlusconi abbia piazzato una sorta di ricatto al governo. Le pare che il premier Letta, agitando il fantasma della rata dell’Imu, abbia risposto con la stessa moneta?

Nella prospettiva di una caduta del governo, l’Imu è l’ultimo dei problemi. Berlusconi ha fatto quello che gli abbiamo visto fare anche in passato. Ma i ricatti di un condannato non sono accettabili.

La reazione di Letta?

Quella di un uomo di governo. Che ha appunto ricordato che l’Imu, se cade il governo, è tutto fuorché la priorità.

Un paio di settimane fa il pidiellino Brunetta ha proposto al Pd un patto di legislatura. Ce la può fare questo governo?

Oggi c’è bisogno di un governo determinato e coraggioso che faccia le riforme in risposta alle esigenze dei cittadini. Ci fosse, non ci sarebbe data di scadenza.

È il caso del governo Letta?

Mi pare che emerga il limite di non riuscire a rialzare la testa, penso anche al Pd che ne fa parte, per lanciare proposte forti e tali da cambiare realmente il voto del Paese.

Tra le priorità c’è anche la riforma della legge elettorale?

È senz’altro una priorità, per non dover continuare ad andare alla ricerca di governi possibili.

Cambierebbe anche la legge elettorale regionale?

Vista la riduzione dei seggi, è necessaria qualche modifica per garantire una equa rappresentanza territoriale. A livello personale, non mi dispiace l’idea dei collegi uninominali e non è nemmeno detto che non si possa procedere a un’ulteriore riduzione dei consiglieri.

Si andasse al voto e le proponessero un ministero, che cosa risponderebbe?

Che faccio la presidente del Friuli Venezia Giulia.

Com’è, in quel ruolo, il rapporto con l’esecutivo?

Ottimo. Anche con i ministri indicati dal Pdl, in particolare con Maurizio Lupi, utile e anzi determinante sul tema della terza corsia. Come Regione ci siamo ricavati uno spazio importante rispetto a un interlocutore decisivo.

Si stanno avvicinando le primarie del Pd e si discute nuovamente delle regole. Come le vorrebbe?

Aperte, non c’è dubbio. Le primarie sono lo strumento di partecipazione più ampio e innovativo degli ultimi anni, un buon modo per cercare di recuperare spazio nell’astensionismo. Aiutano anche ad accettare la sfida culturale in campo quando va individuata la classe dirigente.

Tema naturale nella scelta del premier, ma valido anche per la segreteria nazionale. Renzi è il suo candidato preferito?

Sì. È arrivato il momento di provare a vincere. Renzi ci può aiutare a vincere e soprattutto a governare.

I suoi pregi?

Ha spirito di innovazione e capacità di parlare oltre il recinto del centrosinistra, valore aggiunto per uscire dal periodo berlusconiano della destra contro la sinistra, dei comunisti contro i moderati.

Il vincitore delle primarie diventa automaticamente il candidato premier?

Non ci sono tempi e modi per cambiare le regole. E finché non cambiano, si tratta di un passaggio inevitabile.

Quale può essere il ruolo di Giuseppe Civati, il nemico delle larghe intese?

Una risorsa. Civati è un pezzo del Pd più autentico, oltre che una persona per bene. Il partito cresce con persone plurime, da Renzi a Civati, mi ci metto anch’io. Giovani, e non solo, pronti a farsi carico della responsabilità di governo.

In che modo evitare che lo scontro Renzi-Letta faccia male al Pd?

Sono due persone intelligenti, sanno che lo scontro non serve né al Paese né al Pd. Una soluzione si troverà perché avere in campo più persone non è una necessità ma un’opportunità. È anzi un’abbondanza che, per il partito, è una ricchezza, non un problema, tanto più quando dall’altra parte non c’è gran quantità di candidati per ruoli importanti.

Anche il Pd del Friuli Venezia Giulia va a congresso. C’è chi dice che Renzo Travanut possa succedere a sé stesso, mentre il diretto interessato non pare volerne sapere. Che cosa accadrà?

Travanut è una delle persone politicamente più oneste che conosco. Ed è sempre molto lucido. Saprà scegliere al momento opportuno la sua posizione. Per il congresso, premesso che i nomi sono prematuri, sapremo utilizzare intelligenza e buon senso, in modo da evitare tensioni che possano incidere negativamente sul governo regionale.

(intervista di Marco Ballico pubblicata su Il Piccolo del 15 agosto 2013)

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