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Un piano Electrolux in sei mesi

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BeLd5i2IEAAXo0iVi segnalo l’intervista che ho rilasciato a  Stefano Polzot e pubblicata su Il Messaggero Veneto 

 

Il primo segnale incoraggiante è stato la presenza del deputato Francesco Sanna, in qualità di consigliere del premier, all’incontro al ministero dello Sviluppo economico. Il secondo è giunto ieri, al Forum degli amici dell’industria, quando il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha deciso di affrontare la vicenda Electrolux.

«Non accettiamo di alzare bandiera bianca – ha affermato – e ci sarà il massimo impegno del Governo perché queste produzioni si possano e si debbano fare in Italia. Faremo di tutto per convincere quell’impresa». E’ la prima volta che, pubblicamente, Letta entra in campo nella vicenda e la presidente della Regione, Debora Serracchiani, se ne ascrive parte del merito.

«Non nascondo – afferma – che ero preoccupatissima per la piega che aveva assunto la vicenda. Raccogliendo impressioni di rappresentanti istituzionali e manager avevo la certezza che Electrolux sarebbe diventato un caso emblematico dello stato della crisi in Italia. Ho fatto di tutto per farlo presente. Ho detto a Roma che sarebbe stato opportuno intestarsi una battaglia, anche in Europa. Con Letta, poi, ne avevo parlato in occasione del vertice con Putin a Trieste. Ben venga che se ne siano accorti. Se è servito, anche con le mie dichiarazioni critiche, che venisse creato un caso nazionale, non mi pento».

Presidente, lei ha convenuto che il mantenimento della trattativa su tutti gli stabilimenti è un fatto positivo. Al tempo stesso, però, Electrolux non ha fatto un passo indietro sulla “retrocessione” di Porcia. E ora?

«Il fatto che tutte le Regioni si muovano in maniera compatta è fondamentale, altrimenti avremmo corso il rischio di perdere massa critica. Ora, invece, costringiamo Electrolux a rivedere l’intero piano».

Come intende muoversi?

«Insieme al vice presidente Bolzonello intendiamo mettere in campo una proposta organica partendo da Rilancimprese che tocchi gli aspetti fiscali (taglio dell’addizionale Irpef e dell’Irap) per ridurre il gap che c’è tra la busta paga lorda più alta d’Europa e quella netta più bassa. Intervenire sul cuneo fiscale è essenziale».

Ma richiede tempi lunghi. Intanto Electrolux deciderà entro aprile la sorte di Porcia. Ci sono i tempi per mettere in campo proposte e risorse?

«Sulle risorse noi, per l’intero piano, stanziamo 98 milioni di euro che, anche per quanto riguarda la componente derivante dai fondi comunitari, sono stati già assegnati. Si tratta solo di impegnarli».

Uno studio della Cgil sostiene che negli ultimi 10 anni Electrolux ha ottenuto dalla Regione 10 milioni di euro in contributi. L’azienda, nel suo piano, non ha assunto alcun impegno per tutti gli stabilimenti a mantenere la presenza in Italia nel medio termine. Non c’è il rischio di foraggiare gli svedesi per poi vedere chiudere, nell’arco di qualche anno, le fabbriche?

«Nel nostro piano è precisato che la concessione degli incentivi è vincolata a un patto di consolidamento della presenza in Italia. Parallelamente abbiamo già avanzato vincoli per la bonifica dei siti industriali dismessi a carico dei proprietari».

Resta il fatto che non solo i manager Electrolux affermano che le lavatrici prodotte a Porcia non sono sostenibili dal punto di vista dei costi. C’è la necessità di una riconversione della produzione?

«Senza dubbio, fermo restando che ha ragione l’ex manager Aldo Burello quando ha detto che aver abbandonato alcuni marchi è stato un errore. Nel 2016 Electrolux cambierà l’attuale piattaforma per le lavabiancherie. Noi chiederemo all’azienda di concentrare a Porcia l’alto di gamma o produzioni alternative che possano beneficiare di una fabbrica ad alta tecnologia e automazione e con competenze tecniche di assoluto valore».

Pensa di incontrare il management prima del 20 febbraio, data del prossimo incontro?

«Senza dubbio».

Lei è reduce dalla firma dell’accordo per la reindustrializzazione della Ferriera di Servola che ha molte assonanze con la richiesta di riconoscimento per l’elettrodomestico dell’area industriale di crisi complessa. E’ possibile in tempi brevi?

«Sì, la nostra idea è realizzabile in 6 mesi sul modello proprio di quanto è avvenuto per la Ferriera di Servola e che ci ha consentito di stanziare 87 milioni di euro. Insomma, la partita non è chiusa. Ci metteremo tutta la volontà e la determinazione».

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