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Non prevedo imboscate. M5S in affanno più di FI

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Debora_serracchiani1-300x200Vi segnalo l’intervista rilasciata a Carlo Fusi e pubblicata su “Il Messaggero”
Rischi per il decreto sul lavoro Debora Serracchiani, vicesegretario Pd, non ne vede, né da parte della minoranza del suo partito né da parte di Ncd: «Il ministro Poletti ha incontrato i nostri gruppi parlamentari in un confronto costante e continuo e so che una sintesi positiva sostanzialmente è già definita. Quanto al Nuovo centrodestra, ci sta che in una maggioranza così composita ci siano frizioni. Peraltro credo che alcune tensioni risentano della campagna elettorale per le Europee; è comprensibile che Alfano abbia un problema di visibilità legato al raggiungimento della soglia del quattro per cento».
Detto questo, il governo potrebbe anche arrivare alla fiducia? 
«Ripeto: il governo finora ha sempre lavorato per arrivare ad una sintesi positiva. Poi è vero che quando è stato necessario, si è fatto ricorso anche al voto di fiducia».
Lei accenna alla campagna elettorale. Grillo usa toni e argomentazioni molto forti, per così dire “di pancia”, che fanno leva sulle paure di tanti cittadini e sul rancore verso Bruxelles. Basta il buon senso renziano per arginare il M5S? 
«Beh, se non vogliamo smontare l`Europa pezzetto per pezzetto… Veniamo al sodo. Non ci sono solo gli 80 euro in più in busta paga. Da quando si è insediato, i provvedimenti varati dal governo sono stati numerosi e tutti di sostanza, tipo il tetto agli stipendi dei manager pubblici e la vendita delle auto blu, solo per citarne un paio. Casomai l`affanno mi sembra affiorare nei Cinquestelle e in Berlusconi proprio in virtù dell`azione di palazzo Chigi. Da una parte ci sono urla e chiacchiere, dall`altra un esecutivo che fa: e questo spiazza. La preoccupazione per l`esasperazione demagogica c`è, e lo dimostrano anche i ripetuti appelli del capo dello Stato. Voglio essere chiara: il tema non è tanto la sopravvivenza del governo Renzi che, a mio avviso, comunque arriverà al 2018. Il tema è che, come ha ricordato anche il ministro Padoan, che più credibilità acquisiamo più possiamo dire la nostra al tavolo europeo. Io credo che gli italiani siano più maturi di come tanti li vogliono dipingere e che tra chi annuncia di voler spaccare tutto e chi si impegna a costruire, alla fine sceglieranno i secondi. Visto anche che i primi, che volevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno, in un anno e passa non hanno colpevolmente concluso nulla. Neanche sulle preferenze, argomento prima sbandierato alla grande e poi lasciato cadere».
E Berlusconi? Lì c`è una preoccupazione in più e riguarda le riforme, senza le quali ogni altro discorso è vacuo. Se FI crolla e viene surclassata da Grillo, il percorso riformista salta? 
«Personalmente vedo una spinta astensionista che cresce, e non so quanto verosimili siano annunciati travasi da un partito all`altro. Credo che l`appannamento berlusconiano più che dei problemi giudiziari sia conseguenza di un logoramento fisiologico e irreversibile. Inoltre penso che alcune scelte fatte da FI abbiano pagato assai meno di quanto immaginato. Tutto questo può creare inutile nasconderlo – fibrillazioni anche importanti in Parlamento. Però i dati concreti restano quel che sono. Su alcune riforme, e penso ad esempio a quella del Senato, il Pd può contare su una maggioranza non così esile che può certamente essere allargata anche se FI dovesse tirarsi indietro».
A chi si riferisce, in concreto? 
«Voglio vedere se ad esempio la Lega Nord non vota la riforma del Senato. Guardi, nel percorso riformista nessuno è in grado di prevedere quel che accadrà. Si tratta di riforme decisive per tutti: l`idea che si vada a casa ancora una volta senza aver fatto niente e di doverlo spiegare ai propri elettori non so quanto attragga».
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