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Vogliamo le riforme

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Pubblico l’intervista che è stata pubblicata oggi dal Corriere della Sera.

«Il Pd vuole le riforme, non le urne»

Serracchiani: se le Europee vanno bene sarà difficile per tutti ostacolare le riforme
ROMA «Le elezioni anticipate non sono la nostra prima scelta».
Nemmeno la seconda, presidente Debora Serracchiani?
«No, il governo non pensa al voto e lo dico con forza. I risultati ci sono, abbiamo ridotto Irpef e Irap e vogliamo continuare a lavorare per dare agli italiani altre risposte importanti».
L’incontro tra Renzi e Napolitano ha sbloccato l’impasse?
«E normale che tra il capo del governo e il capo dello Stato ci sia un continuo dialogo sulle riforme, ma non c’è nessun problema, nessun allarme».
Berlusconi ha fatto ballare il governo…
«Sono fibrillazioni elettorali dovute all’esito dei sondaggi. Si va avanti, senza soluzione di continuità. Noi abbiamo le idee chiare sulle riforme e un cronoprogramma impostato da tempo, vogliamo rispettare la richiesta di realizzarle che viene dal Paese. Sarebbe difficile giustificare uno stop o un arretramento».
Schifani teme che Renzi possa finire come il D’Alema della Bicamerale. Non è stato un azzardo l’aver legato le sorti della legislatura e il futuro politico di Renzi alla fine del bicameralismo?
«Il premier ha agito alla luce del sole e messo al centro le riforme, senza giochetti di palazzo. Non si può pensare di governare il Paese solo per il proprio interesse personale. Se non abbiamo paura, è perché abbiamo affrontato il tema con coraggio».
Il patto con Berlusconi reggerà all’urto delle Europee?
«Dentro Forza Italia ci sono divisioni che pesano su alcune scelte e affermazioni di Berlusconi, ma la maggioranza del suo partito vuole portare avanti le riforme. L’altra sera a Porta a Porta ho visto l’ennesima puntata di un film che si gira da vent’anni, all’avvicinarsi di ogni campagna elettorale».
Se siete tanto tranquilli, perché minacciate il ritorno alle urne?
«La nostra prima scelta è governare».
Se il Pd stravince le Europee, Renzi potrebbe avere interesse ad andare al voto per formare una nuova maggioranza e quel gruppo parlamentare «leale e coeso» vagheggiato da Roberto Giachetti…
«Il quadro politico è in continua evoluzione, ma il fatto che non vogliamo votare è un punto fermo. Se vinciamo bene le Europee saremo rafforzati nella nostra volontà di cambiamento e anche agli altri, alla luce del consenso, sarà molto difficile mettersi di traverso sulle riforme».
Quando dice «gli altri» allude a quei senatori democratici che voi renziani chiamate «gufi»?
«Lorenzo Guerini e io stiamo cercando costantemente il dialogo con tutti e con tutto il Pd, senza distinzioni. Abbiamo riscontrato nel partito la volontà assoluta di partecipare alle riforme, magari con un proprio contributo. Il percorso è complicato, faticoso e difficile, ma siamo convinti che riusciremo a compierlo».
Sul testo del governo non c’è accordo. Sul ddl di Chili, che vuole il Senato elettivo, si è saldato un pericoloso asse trasversale. Qual è la mediazione possibile?
«La gente ha capito che il bicameralismo perfetto va superato e condivide la nostra proposta. No all’elezione diretta dei senatori, no all’indennità, Palazzo Madama non si occupa di bilanci e non vota la fiducia. Il tema è delicato, il confronto è legittimo e potrà essere anche aspro, ma per noi questi quattro punti sono ineludibili. Renzi incontrerà i gruppi, vedrà Zanda e Finocchiaro e troveremo la sintesi su un testo che rispetta le condizioni che abbiamo indicato».
Nessun compromesso, dunque?
«Si può raccogliere qualche contributo, ma è sul testo del governo che chiediamo di andare fino in fondo».
Altrimenti che succede? Si torna a votare con l’Italicum, anche per il Senato?
«Non è su questo che ci stiamo arrovellando, ma i numeri per approvare la riforma elettorale ci sono».
Anche senza Forza Italia?
«La scomposizione nel Parlamento è tale che staremo a vedere quel che accadrà sui numeri delle riforme».
Non vi preoccupa nemmeno la crescita di Beppe Grillo nei sondaggi?
«Si sta polarizzando la campagna elettorale tra chi è favorevole all’Europa e chi non lo è. Banalizzando, direi che il messaggio del Movimento 5 Stelle, in un momento complesso come questo, passa. Io invece credo che ci siano tutte le condizioni per far capire agli italiani che non si può fare a meno dell’Europa, ma bisogna cambiarla profondamente».

(Intervista di Monica Guerzoni pubblicata sul Corriere della Sera del 27.04.2014)

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