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Abbiamo deciso noi

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Pubblico l’articolo che ho scritto per Europa e che è stato pubblicato ieri dal quotidiano diretto da Stefano Menichini.

Oggi il Partito democratico torna a casa sua, nelle piazze d’Italia.
E, al termine di questa settimana, ci va a testa più alta. La firma dell’accordo Electrolux, l’arrivo delle prime buste paga con dentro l’aumento di 80 euro, l’approvazione del dl lavoro, assieme agli sgravi Irap per le imprese e alle altre riforme avviate, sono fatti che costruiscono un orizzonte di concretezza intorno alle incertezze dei cittadini italiani.
In questi primi tre mesi l’operato del nostro governo ha avuto questo merito principale: rendere tangibile la speranza, trasformare le dichiarazioni in fatti, le promesse in atti di governo.
Questa speranza è l’energia che muove il motore di questi giorni di mobilitazione e nella settimana decisiva per il voto europeo. I nostri militanti, i nostri simpatizzanti ed elettori in questi tre giorni sembrano avere una fiducia nuova e stanno mostrando tutta la loro “forza tranquilla”.
Il porta a porta, le migliaia di appuntamenti pubblici e di banchetti nelle piazze e nelle vie delle città e dei paesi, testimoniano la vitalità dell’unico partito popolare rimasto in Italia, il Partito democratico. L’unico partito che ha avuto la capacità e la volontà di delineare un progetto per il futuro dell’Europa in una campagna elettorale afflitta da quel vecchio provincialismo italico che per troppi anni abbiamo pagato a caro prezzo, frequentando troppo poco o di malavoglia le istituzioni di Bruxelles.
Abbiamo dimostrato una rinnovata vitalità anche nella gestione del caso Genovese. Nostra è stata la decisione di votare l’autorizzazione all’arresto e nostri sono stati i voti che hanno determinato l’esito. Con questo iter del Pd, Grillo e il suo movimento non c’entrano nulla, anche considerato che ai proclami del leader risponde un gruppo parlamentare che totalizza il 30% di assenze in un voto da lui marchiato come decisivo.
Altro è invece il punto da evidenziare. E cioè che, in assenza di proposte per il bene comune, l’unica azione politica che i grillini possono intraprendere consiste nell’appostarsi dietro gli angoli sperando di trarre vantaggio dagli errori delle altre forze politiche.
Ecco dunque che il cancan parlamentare sul caso Genovese, fomentato dai grillini, contribuisce a far emergere con chiarezza la partita che si sta giocando nel paese. C’è chi offre ricette che hanno l’apparenza di facili soluzioni, ma che in realtà sono ingannevoli e pericolose promesse, le cui conseguenze ora forse non appaiono chiaramente nella loro capacità di disgregazione, nel loro virulento insinuarsi a livello emotivo. La rivendicazione di Grillo – il suo proclamarsi “populista” – è corretta, e come tutti i populismi è un fenomeno distruttivo ed eversivo.
A questo fronte, che possiamo definire a tutti gli effetti nichilista, la cui influenza sta spandendosi attraverso l’Europa, il Partito democratico non si presenta come argine o barriera. Il nostro compito va oltre, ed è quello di raccogliere le forze propositive e costruttive del paese, e metterle in azione qui e in Europa, avendo per obiettivo un nuovo assetto nazionale e internazionale. Ancora una volta occorre lanciare un appello, e in questo oggi noi siamo più credibili di altri, perché ci siamo messi alla prova e in pochi mesi abbiamo dimostrato di saper rompere con vecchie liturgie e schemi di potere consolidati. Questo non assomiglia al nuovo ordine mondiale che ci addita anche papa Francesco?
Le riforme, che non sono più una nebulosa indefinitamente lontana, hanno riacceso nel nostro partito e anche nel paese un sentimento di speranza nel futuro.
Noi ci candidiamo, con il Partito socialista europeo, a guidare il cambiamento nel continente: vogliamo cioè portare anche in quella sede la ventata di novità e di rinnovamento che sta iniziando a sbloccare l’Italia.
Il nostro paese ha una straordinaria occasione da cogliere alle elezioni del 25 maggio, e cioè guadagnarsi la leadership del riformismo europeo. Non si tratta di esercitare un ruolo egemonico (che non ci tocca né economicamente né storicamente) ma di dare un contributo decisivo a delineare i tratti della nuova Europa, offrendo la nostra iniziativa a tutti i livelli, dagli Stati al parlamento europeo. Non è un ruolo che dovremmo esercitare solo nel nostro interesse, è l’Europa che ha una disperata necessità di riacquisire una credibilità sullo scenario interno e su quello mondiale, che le consenta di essere un interlocutore vicino ai cittadini e un attore credibile nelle crisi internazionali.
Il tempo presente, con sempre maggiore frequenza e crescente inquietudine, ci confronta con i grandi temi sociali, economici e di politica estera. La povertà, l’Ucraina a rischio di guerra, le ondate migratorie, l’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti climatici, sono facce di una stessa medaglia che si chiama governo del mondo. In questo governo, sta agli europei decidere se esserci e contare oppure se ritirarsi borbottando contro il complotto universale. Sicuramente, in Cina e a Mosca, al Cairo e a Mumbai, quei borbottii non li sentono.

(pubblicato su Europa del 17 maggio 2014)

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