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Il futuro è più innovazione e qualità del lavoro

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l43-electrolux-120723193901_mediumQuello raggiunto in sede ministeriale sulla Electrolux è un accordo di straordinaria importanza, perché consente di mantenere la produzione in tutti e quattro gli stabilimenti che la multinazionale ha in Italia, salvaguardando l’occupazione e il salario dei lavoratori.

Un risultato tanto più importante se consideriamo il momento in cui la situazione di crisi si è manifestata in tutta la sua evidenza. Risale infatti solo a pochi mesi fa l’apertura della procedura di investigazione avviata dall’Electrolux sui suoi stabilimenti presenti in Italia, la cui conclusione possibile era l’abbandono definitivo degli interessi dell’azienda nel nostro Paese. In ogni caso, anche le prospettive meno catastrofiche, vedevano comunque la sede di Porcia in Friuli Venezia Giulia come quella maggiormente esposta al rischio chiusura.

Ma queste considerazioni, pur rilevanti, non colgono ancora il senso vero dell’accordo, che va oltre il caso specifico e pur significativo di una singola azienda, la Electrolux, e di un singolo comparto, quello degli elettrodomestici. L’accordo raggiunto tra azienda e sindacati, con l’intervento del Governo e delle Regioni interessate, dimostra infatti che fare industria in Italia si può, indica una strada concreta per rilanciare la competitività territoriale nel manifatturiero nazionale, che è e deve restare uno dei nostri punti di forza.

Accanto agli interventi del Governo – riduzione dell’Irap, decontribuzione dei contratti di solidarietà, deroghe mirate sulla disciplina degli aiuti di Stato – un apporto determinante è arrivato dalle Regioni.

In Friuli Venezia Giulia i provvedimenti per garantire il mantenimento della produzione alla Electrolux di Porcia, sono stati inseriti in un “pacchetto” di misure di più ampia portata, che abbiamo cominciato a studiare sin dall’insediamento della nuova Amministrazione, nell’estate nello scorso anno, e che diventeranno adesso legge regionale.

Siamo di fronte a un vero e proprio Piano di sviluppo del settore industriale, che abbiamo voluto chiamare in modo significativo “FVG Rilancimpresa”, con una dotazione finanziaria di 98 milioni di euro, tra fondi regionali ed europei. Quattro sono le leve principali che abbiamo indicato per rilanciare la competitività territoriale del Friuli Venezia Giulia: i costi dell’energia, le politiche del lavoro e la formazione, il fisco e la semplificazione burocratica, la ricerca e l’innovazione. Misure specifiche sono state espressamente previste per riqualificare l’indotto, nella consapevolezza che esso costituisce un elemento essenziale per rendere attrattivo un territorio.

Una riflessione aggiuntiva si impone. La crisi Electrolux così come quella Ideal Standard, per rimanere nell’ambito delle multinazionali, ma anche altre situazioni di crisi, non possono essere considerati quasi fulmini a ciel sereno che ci colgono di sorpresa. Sono l’esito di un progressivo deteriorarsi delle condizioni di attrattivita’ del territorio nazionale, che si è estesa anche ad aree tradizionalmente ad alta vocazione industriale. Dobbiamo riconoscere che i segni erano visibili, ma che bisognava avere la volontà politica di interpretarli e di porre mano ai rimedi.
Quando assistiamo al drastico tracollo degli investimenti stranieri in Italia, e al contemporaneo stillicidio delle aziende italiane che delocalizzano del tutto o in parte in Paesi dove i costi diretti e i regimi fiscali sono favorevoli.

E’ allora chiaro che l’Italia non può pensare di ritrovare la competitività attraverso la compressione dei salari dei lavoratori, agendo cioè solo sull’unica variabile del costo del lavoro, che tra l’altro costituisce una frazione dei costi complessivi sostenuti da un’impresa.
L’Italia deve invece puntare sulle sue straordinarie risorse, in termini di tradizione manifatturiera, di alta qualificazione della manodopera, di presenza diffusa di competenze nelle Università e nei centri di ricerca, per accrescere la produttività e il contenuto di innovazione dei prodotti. Occorre poi un forte e autentico processo di disboscamento dei lacci burocratici, che rappresentano sia un fattore disincentivante sia una sorta di aggiuntiva tassa occulta.

L’accordo Electrolux dimostra che è possibile inaugurare una nuova epoca in cui la politica industriale si pone al centro degli interessi del Governo nazionale e delle Amministrazioni regionali, che possono fare sinergia e programmare le azioni di crescita più appropriate ai territori. In questo caso si è trattato di fronteggiare un’emergenza, ma questo schema d’azione potrebbe e dovrebbe porsi anche in termini propositivi, ad esempio lavorando assieme per far crescere i settori e le filiere che oggi riescono a stare sul mercato, ma che potrebbero fare di più e meglio.

Non è facile, soprattutto perché si tratta di mutare completamente un approccio ai problemi, pensando più ad anticipare gli scenari che a rincorrere i problemi.
Insomma, bisogna rompere schemi, attitudini mentali e prassi che hanno dimostrato di non funzionare. Bisogna, in generale, avere il coraggio di cambiare.

Articolo pubblicato su Nuovi Lavori

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